Paul Helm (1940-2025), il filosofo studioso di Calvino
Un filosofo della religione con un forte interesse per la teologia e una riconosciuta competenza negli studi calviniani. Si può riassumere così lo spettro di interessi accademici di Paul Helm (1940-2025), studioso evangelico britannico da poco scomparso. In decenni in cui la presenza evangelica nelle accademie britanniche si poteva contare sulla punta delle dita di una mano, Helm è stato tra i pochi a combinare in modo virtuoso eccellenza accademica e fedeltà cristiana.
Helm ha insegnato in università secolari (Liverpool e King’s College, Londra) e in facoltà di teologia (Regent College, Vancouver e Highland Thelogical College, Scozia) diventando un accademico stimato su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Tra i tanti meriti, a Helm va riconosciuto di aver avviato il re-indirizzamento degli studi sul Riformatore francese Giovanni Calvino. Nei primi anni Ottanta, infatti, stava prendendo piede la tesi secondo cui alla freschezza del pensiero di Calvino sarebbe seguita l’arida rigidità dei puritani e dell’ortodossia riformata. In sintesi, la vitalità di Calvino veniva contrapposta allo scolasticismo dei calvinisti delle generazioni successive. Con un libretto tanto agile quanto impattante, Calvin and the Calvinists (1982), Helm contribuì (insieme a Richard Muller, Carl Trueman e altri) all’affermazione di una diversa lettura: i calvinisti venuti dopo non hanno tradito Calvino, ma l’hanno tradotto e capito, approfondito e sistematizzato. L’opera definitiva di Helm su Calvino è John Calvin’s Ideas (2004). Su temi teologici va segnalato il volume The Providence of God (1994).
In italiano di Paul Helm è stato tradotto il libro Dio ti chiama. Il Vangelo nel mondo, Virgilio (MN), Passaggio 2004, pp. 141, che è una gemma di sapienza evangelica. Riprendo una segnalazione bibliografica a suo tempo redatta e che dà l’idea dello spessore del pensiero di Helm.
Nel cristianesimo medievale era comune la convinzione che le attività lavorative si dividessero in ‘spirituali’ e ‘secolari’. Le prime erano superiori per valore in quanto attenevano alla sfera del sacro. Le seconde erano necessarie, ma inferiori in quanto dovevano fare i conti con il mondo di peccato. Riscoprendo il messaggio biblico, la Riforma protestante ha insegnato che ogni vocazione ha pari dignità davanti a Dio, non importa se si compia nell’ambito della chiesa o di una professione. Non ci sono gerarchie di valore tra il predicatore e il panettiere, tra il missionario e la biologa, tra l’evangelista e lo studente. L’importante è che ciascuno risponda alla chiamata che Dio gli ha rivolto. Questo è il messaggio liberante dell’evangelo: siccome Cristo ha riconciliato ogni cosa al Padre, anche il lavoro, qualsiasi lavoro lecito, è il proprio ‘servizio sacro’ di cui rispondere davanti a Dio e al prossimo. Ogni dualismo tra attività superiori (spirituali) e inferiori (secolari) viene sbaragliato da una visione unificante in cui ogni vocazione ha dignità in sé perché viene da Dio e a Dio risponde.
Questo bel libro tratta proprio il tema della vocazione. L’Autore è un professore evangelico di filosofia e, in sette agili capitoli, affronta la natura della chiamata, i pericoli della mentalità dualista, l’importanza di avere una chiamata, la relazione tra chiamata e libertà, i confini e i limiti della propria vocazione e la prospettiva della realizzazione della chiamata ricevuta.
Per molti aspetti, la mentalità dualista del cristianesimo medievale è ancora molto influente nel mondo evangelico. Vi sono ancora molte, troppe persone che vivono uno stato di sofferenza tra quello che vorrebbero fare per il Signore e quello che devono fare per il loro lavoro. Alla base, ci sono ancora tracce di una mentalità dualista. Questo libro può aiutare a riformare biblicamente questo modo di pensare che, per quanto rifiutato in superficie, rimane sullo sfondo di molte vite di credenti. La lettura può incoraggiare a lavorare bene nelle cose che Dio chiama a fare. Tutto deve essere fatto alla gloria di Dio!
Un piccolo ricordo personale. Nell’a.a. 1996-1997 avevo iniziato il dottorato di ricerca in teologia al King’s College di Londra. Paul Helm insegnava nel Dipartimento di teologia e studi religiosi ed era una delle personalità più conosciute (insieme al teologo sistematico Colin Gunton e al neotestamentarista Graham Stanton). Era l’unico studioso della facoltà che si identificava felicemente come “evangelico”.
Frequentai il suo corso invernale di master sull’etica filosofica. La classe era composta da una decina di studenti e, per questo, si formò un clima “famigliare” anche grazie all’affabilità del prof. Helm. In un paio di occasioni, ci invitò a casa sua con vista su Regent’s Park per un “wine and cheese” per poter prolungare le conversazioni. A temi filosofici intrecciava commenti sui suoi studi calviniani interessandosi delle ricerche degli studenti e dando consigli su come impostarle ed approfondirle in modo proficuo.