Il K-pop e il “vangelo” delle Huntrix
Se avete figli tra le elementari e le medie forse avete anche voi iniziato ad ascoltare il K-pop, vi siete già sentiti chiedere di indossare lunghe trecce viola, e vi siete dovuti informare sulle pop-star/cacciatrici di demoni “Huntrix”.
“K-pop Demon Hunters”, conosciuto dal grande pubblico come Huntrix, è il caso dell’anno. È il film più visto nella storia di Netflix (pur essendo un cosiddetto cartone animato) a livello globale. La colonna sonora è entrata nelle classifiche internazionali e domina Spotify. Gli spin-off previsti sono centinaia e il merchandising cresciuto intorno alle eroine del cartone animato sta generando un traffico economico enorme.
È diventato un fenomeno globale e cross-mediale e non c’è ragazzino/a che non ne parli, non lo conosca o non ne abbia sentito parlare a scuola.
Questa popolarità non è una novità. Per chi è cresciuto negli anni '90, i cosiddetti capolavori della Disney erano un fenomeno quasi annuale: film di animazione per bambini con colonne sonore impattanti che dominavano le sale cinematografiche con conseguente brandizzazione di ogni oggetto con il personaggio Disney del momento.
Il fenomeno Huntrix però racconta un mondo in cambiamento. È infatti un prodotto sud-coreano. Pur essendo di grande appeal per il mondo occidentale, è un prodotto asiatico, la cui trama è profondamente ancorata alla spiritualità, tradizioni, riti e visione del mondo di una cultura (che era) lontana ma che si avvicina sempre più.
Il film di animazione arriva infatti dopo anni in cui i K-drama dominano lo streaming, il K-pop è la musica più ascoltata tra i giovani, il cibo coreano fa tendenza, le ragazze non possono fare a meno della cosiddetta skin-care coreana e la moda segue l’estetica sudcoreana.
Non è un caso che la Corea del Sud sia stata scelta anche per ospitare il 4 Congresso di Losanna per riflettere sul futuro della missione evangelica e che sia proprio uno dei Paesi più influenti dell’evangelicalismo contemporaneo. Il baricentro del mondo si sposta e con esso i prodotti culturali di riferimento.
La trama parla di un trio K-pop chiamato Huntrix che porta avanti la tradizione di cantare per tenere lontano dal mondo umano i demoni cattivi che vogliono rubare anime per il loro re malvagio. La musica salva e protegge. La leader del gruppo, Rumi, è per metà demone: un segreto che ha nascosto al mondo e ai suoi compagni di band. Vive tutta la sua vita con la vergogna di questa doppia natura dentro di sé. Rumi crede che la loro canzone abbia il potere di sigillare l'Honmoon (la forza protettiva contro i demoni), il che farà scomparire per sempre il suo marchio demoniaco e cerca in tutti i modi di cantare e tenere i fan ancorati alle loro canzoni “positive”.
Nel frattempo, una nuova boy band di demoni chiamata The Saja Boys è entrata nella scena musicale coreana, inviata da Gwi-Ma per distruggere gli Hunter. Pur essendo pop star rivali, Rumi e Jinu alla fine trovano un terreno comune nella loro comune natura demoniaca. Alla fine, lui la salva morendo per il bene di lei.
I tentativi di “cristianizzare” il film sono già molti. Specialmente dagli Stati Uniti sono arrivate tante letture che sottolineano la vicinanza alla storia evangelica della morte sacrificale del protagonista maschile per togliere la “vergogna” della natura “peccaminosa” di Rumi. Altri temi del film, inoltre, non sono del tutto lontani dall’immaginario cristiano, rendendolo agli occhi di molti un prodotto tutto sommato “positivo”.
Questo approccio, però, rischia di essere riduttivo. Ciò non significa che il film vada ignorato, demonizzato o vietato: è semmai un ottimo spunto di conversazione con i nostri figli e con chi ci sta intorno.
Ci sono almeno 3 elementi che forse vale la pena sottolineare per una lettura evangelica più approfondita.
La musica come linguaggio. L’idea del film/cartone di avere la buona musica come strumento di influenza positiva dà a pensare. In una società sempre più digitalizzata quanta “buona musica” esiste? Lutero aveva capito che per una vera riforma delle coscienze, bisognava cantare la fede e musicarla. La sfida è sempre aperta: il K-pop sta riempiendo questo bisogno con la sua musica spuria. Domanda: incoraggiamo vocazioni artistiche e musicali cristiane per promuovere “la buona musica”?
Un pericolo reale e la ricerca di una risposta. Così come ogni opera d’arte, anche questo film dà un messaggio chiaro: c’è un bisogno reale. L’idea di una missione globale del trio di ragazze dà a pensare. Non si tratta della sola Corea, ma di tutto il globo. C’è un bisogno globale che deve essere ascoltato, capito e risolto: il male (peccato).
Questo certamente non lo può fare la musica e l’arte non ha il compito di risolvere il problema del male: lo può fare solo il Signore Gesù, per opera dello Spirito Santo. L’arte può veicolare questo messaggio e il K-pop dà voce al suo “vangelo”. Quanto più noi cristiani dobbiamo condividere l’evangelo biblico in tutti i registri possibili, arte e musica incluse.
Le nuove generazioni. Il K-pop è un prodotto cinematografico che si rivolge a una platea di osservatori ben definita: le nuove generazioni, adolescenti o giovani adolescenti. Influenzare le nuove generazioni, lasciare un messaggio forte, segnarne la vita come il “film” dei tempi più spensierati, è l’obiettivo ambizioso. L’attenzione alle nuove generazioni non è un’invenzione del 2025.
Già il Salmo 78,3-4 ci ricorda dell’importanza di persuadere le nuove generazioni con “quel che abbiamo udito e conosciuto, e che i nostri padri ci hanno raccontato, non lo nasconderemo ai loro figli; diremo alla generazione futura le lodi del Signore, la sua potenza e le meraviglie che egli ha operate”. L’industria del cinema capisce molto bene tendenze e bisogni delle nuove generazioni. Musiche, colori, parole, immagini … tutto è pensato per influenzare, attrarre e convincere. Si può dire una cosa simile per le nostre chiese evangeliche? Ciò non significa inseguire le mode del momento, ma rispondere ad una responsabilità cristiana verso i giovani.
Guardare le Huntrix da questa prospettiva aiuta a non cristianizzare forzatamente temi che non lo sono, a riconoscere che la musica non salva, che i “demoni” non sono figure che possono essere tenute fuori dal mondo semplicemente creando un cerchio “positivo” e che nessuna morte sacrificale risolve davvero il problema del male se non quella di Cristo.
Con questo sguardo, diventa però anche evidente come il film tocchi realtà di cui la Bibbia parla apertamente e che ricorrono costantemente nei prodotti culturali: la vergogna per la natura peccaminosa dentro di noi, il desiderio di tenere il male lontano dal mondo, la consapevolezza che una salvezza esterna alle nostre forze sia necessaria, lo sforzo a promuovere il bene persuadendo con la buona notizia dell’Evangelo ogni uomo, donna, bambino affinché lo Spirito Santo agisca.
Le Huntrix sono il fenomeno del momento. Può far ridere, ma ogni generazione si confronta con narrazioni che deviano dalla verità dell’evangelo biblico e che promuovono apertamente o meno altri valori. Mentre ascoltiamo con i nostri figli l’irresistibile motivetto della colonna sonora, ricordiamoci di aiutarli ad apprezzare la più grande storia eroica che sia mai esistita: quella del Signore Gesù e di vivere le vocazioni, i doni e i talenti che hanno ricevuto per fare il bene secondo la logica dell’evangelo.