Genitori ieri e oggi (I). Intanto regali
L'importanza del ruolo genitoriale non sarà mai sottolineata abbastanza, in particolar modo per quei genitori che confessano Cristo come Signore e Salvatore. L'educazione dei figli è una parte essenziale nella formazione della cultura.
Per i genitori credenti, la speranza è quella di crescere figli che temano e amino il Signore. La salvezza è nelle mani di Dio, ma il desiderio dei genitori è di essere strumenti usati da Lui per trasmettere ed esemplificare le verità del Vangelo ai propri figli, affinché crescano come uomini e donne timorati di Dio che si impegnano a svolgere bene gli uffici di Cristo (essere regali, sacerdotali, e profetici) e a plasmare la cultura con l'Evangelo.
Il modo di fare i genitori è anche costantemente sotto esame. È facilmente osservabile e facilmente giudicabile. Ognuno ha le proprie opinioni su come educare i figli, e condividere tali opinioni può rivelarsi un'impresa complessa e controversa. È senza dubbio un argomento delicato. Inoltre, il contesto della chiesa locale aggiunge un elemento interessante alla genitorialità, specialmente quando questa viene giudicata da altri. Per definizione, la chiesa aderisce a standard più elevati, stabiliti dalla Parola di Dio, il che rende le osservazioni e i giudizi sugli approcci e sugli stili genitoriali ancora più degni di nota. Nel giudicare gli stili e le mancanze genitoriali, si afferma implicitamente che essi non soddisfano gli standard più elevati a cui la chiesa e i suoi membri aspirano. Si tratta di un'affermazione rischiosa, ma anche necessaria. Ma chi ne sa di più?
Tutto ciò si complica ulteriormente nelle chiese in cui è presente una diversità di etnie. Senza dubbio la diversità è un valore da celebrare e la chiesa ne trae grande beneficio. Ma, nello specifico dell'educazione dei figli, essa crea un ulteriore livello di complessità. Culture diverse tendono a educare i figli in modo diverso; pertanto, giudizi e critiche su questo tema possono essere facilmente liquidati come pratiche differenti plasmate dalla propria cultura, e quindi non necessariamente come un fallimento nel soddisfare gli standard biblici della genitorialità.
Questo solleva una domanda interessante: non esistono forse, nella chiesa, standard e aspettative bibliche sull'educazione dei figli che trascendono la cultura e che possono essere riconosciuti come criteri a cui tutti i genitori, ovunque si trovino, dovrebbero aspirare? Sembrerebbe che la risposta a tale domanda sia affermativa. La Bibbia è rivolta a ogni popolo, in ogni luogo, e attraversa ogni cultura. È vero che la cultura incide sul modo in cui la Scrittura viene applicata, ma la cultura non supera mai la Scrittura.
Per essere più precisi, assumendo la Parola di Dio come autorità e standard supremo, la chiesa può applicare alla genitorialità il quadro teologico dei tre uffici di Cristo, così da offrire un criterio condiviso in base al quale chiamare i genitori a crescere e a rendere conto alla chiesa. Si tratta degli uffici di re (esercitare autorità e disciplina), sacerdote (farlo per amore e con amore, misura e preghiera) e profeta (istruire costantemente).
In questo primo articolo di tre, esamineremo l'aspetto regale della genitorialità. I genitori hanno la responsabilità, affidata loro da Dio, di esercitare autorità e disciplina sui propri figli. Trascurare questa responsabilità equivale a disubbidire a Dio.
Per grazia, nel Dio della Bibbia la chiesa trova uno standard e un esempio perfetto di regalità a cui aspirare e su cui misurarsi. Dio è sia Re sia Padre, Colui che governa, esercita autorità e disciplina in modo perfetto. Il Suo modello di "paternità" è privo di difetti. Certamente tutti i genitori verranno meno rispetto a tale standard a causa del peccato, ma possono guardare a Dio come esempio di regalità perfetto a cui tendere, e la chiesa può richiamare i genitori a Dio Padre come punto di riferimento condiviso.
Detto questo, quali sono alcune caratteristiche di Dio e la Sua regalità a cui i genitori e la chiesa possono aspirare e con cui possono misurarsi? Innanzitutto, la Bibbia è chiara sul fatto che nel Signore i figli devono ubbidire ai loro genitori, perché ciò è giusto (Efesini 6,1). È, allora, un peccato disobbedire ai genitori perché è una violazione del comando di Dio. Per questo motivo Dio, come Re e Padre, disciplina e punisce la disubbidienza dei suoi figli. Esistono conseguenze per il peccato e sono severe e dolorose, ma sono anche sempre giuste.
La punizione ultima per il peccato e la ribellione è l'inferno e un'eternità separata dalla presenza di Dio. È decisamente una punizione severa e dolorosa. La cultura odierna prova repulsione verso il concetto di inferno e di punizione eterna e lo ritiene troppo severo e non conforme a un Dio compassionevole. Dio, tuttavia, nell’esercitare la Sua regalità considera l'inferno come una giusta punizione per il Suo rifiuto, pur rimanendo lento all'ira e ricco di compassione (Lamentazioni 3,22-23). Come Re e Padre Dio non lascia mai il peccato e la disubbidienza impuniti. A volte Dio punisce subito, altre volte punisce più tardi, ma la Sua regalità e la Sua disciplina sono sempre certe, vengono sempre effettuate, e non tardano mai.
L’applicazione per i genitori è sufficientemente chiara. La regalità pretende che il peccato e la disubbidienza vengano trattati e puniti, non rimossi e lasciati perdere. Devono esserci delle conseguenze, e tali conseguenze dovrebbero far sì che i figli si pentano della loro disubbidienza e ci pensino due volte prima di commettere lo stesso errore.
Il modo in cui la punizione e le conseguenze vengono esercitate e applicate può variare e devono essere sempre appropriate, ma lasciare la disubbidienza impunita e priva di conseguenze costituisce una palese negligenza della regalità affidata da Dio ai genitori e sminuisce la gravità del peccato.
La mancanza di conseguenze da parte dei genitori è spesso vista come una dimostrazione di pazienza e di grazia. Ma Dio Padre ci fa capire diversamente. Le conseguenze sono atti di correzione, sì, ma sono anche un'espressione concreta della Sua grazia e del Suo amore.
Tuttavia, i genitori sono abili a trovare scuse: “Il mio bambino non capisce”, “È troppo piccolo”,
“È troppo stanco”, “Se lo punisco non mostro pazienza e grazia”, “È giusto dargli un'altra possibilità (ancora) per ubbidire”. E l'elenco delle scuse usate per giustificare la propria inadempienza di regalità continua all'infinito. Queste scuse non sono altro che una giustificazione per la pigrizia e la passività. È una palese mancanza di regalità. Esercitare la regalità come genitori è un compito arduo che richiede attenzione e azione costanti. È faticoso. Disciplinare e punire la disubbidienza e mostrare che il peccato comporta conseguenze dolorose appartiene a una regalità genitoriale devota. Lontana dall'essere mero rigore, la regalità è un atto di grazia che protegge e forma, esattamente come fa Dio Padre con i Suoi figli.
La regalità non è una questione di scelta tra pazienza e grazia oppure disciplina, punizione e dolorose conseguenze: è sempre l'una e l'altra cosa insieme. Dio è sempre lento all'ira e paziente con i Suoi figli, ma non manca mai di essere regale e punire il peccato e la disubbidienza (Numeri 14,18). La Bibbia è esplicita nel mostrare che la disciplina e la punizione scaturiscono sia dall'odio di Dio per il peccato, sia dal Suo amore per i Suoi figli (Deuteronomio 8,5; Giobbe 5,17-18; Proverbi 3,11-12).
La disciplina e le conseguenze per il peccato sono strumenti di affinamento usati per rendere i figli di Dio più conformi a Lui e più regali. Il mondo afferma che esse sono crudeli e malvagie; Dio dichiara che sono necessarie per la crescita e la maturità, e che sono un segno del Suo amore.
Inoltre, la regalità non trova scuse per il peccato né cerca attenuanti. I genitori regali non dicono che i loro figli sono in grado di fare di meglio o che sono spiritualmente troppo immaturi per comprendere ciò che hanno fatto, né permettono loro di continuare a peccare prima di affrontare la loro disubbidienza. Nella Sua regalità Dio non esita a paragonarci a pecore (che sono stolte e ostinate) e a correggerci di conseguenza! Non accampa mai scuse per il nostro peccato, arrivando persino a permettere che Suo Figlio morisse per esso.
Se i figli sotto la responsabilità dei genitori non vengono corretti quando peccano e disubbidiscono, la regalità non viene effettuata e non si segue il chiaro esempio che Dio stesso ci ha dato come Re e Padre. Se i genitori trovano continuamente scuse per i loro figli e per la propria mancanza di disciplina, non stanno esercitando una regalità secondo la Scrittura. Se le conseguenze del peccato e della disubbidienza non sono dolorose e non inducono a riflettere prima di sbagliare di nuovo, allora si trascurano gli standard regali che Dio ha stabilito per la Sua chiesa. Se i figli continuano a commettere gli stessi peccati senza timore di conseguenze dolorose, c’è una chiara mancanza di regalità. Se si ritiene che l’assenza di disciplina sia un segno di grazia, amore e pazienza, non si comprende Dio come Re e Padre e non si colgono appieno né il significato della croce né la gravità del peccato.
Grazia, pazienza, misericordia e lentezza all'ira sono qualità essenziali per una regalità biblica, ma non dovrebbero mai essere separate da una punizione tempestiva, controllata e adeguata alla disubbidienza. Le due cose non sono in contraddizione, ma complementari. La punizione e la disciplina sono il frutto di una regalità amorevole. Attraverso la disciplina e la correzione, la grazia, l'amore e la misericordia vengono compresi più a fondo.
Crescere i figli è un lavoro duro. I bambini sono ostinati, esattamente come lo siamo noi. Ma Dio, Re e nostro Padre, non si stanca mai di esserci Padre e di esercitare la regalità. Non è mai pigro o passivo. Non cerca mai scuse. È costantemente all'opera per affinarci e farci maturare come Suoi figli. In questo processo, la Sua disciplina e la correzione per il nostro peccato e la nostra disubbidienza sono imprescindibili. Come un fuoco, ci fortificano e ci rendono capaci di contribuire in modo significativo alla nostra cultura e al mondo in cui viviamo: non come ragazzini viziati e indisciplinati, ma come uomini e donne regali e saldi nel Signore.
La chiesa è il luogo ideale per crescere nel proprio ruolo genitoriale e nella regalità. La Bibbia offre ai genitori criteri eccellenti a cui tendere e, in Dio Re e Padre, fornisce un modello perfetto da imitare. Nel mandare Suo Figlio a morire per i nostri peccati, Dio ha unito perfettamente punizione e grazia. Donando alla chiesa il Suo Spirito Santo, Egli rende i genitori capaci di aspirare a una regalità autenticamente biblica. Per la grazia di Dio, per la salvezza e il perdono in Cristo, e per l’opera dello Spirito Santo la chiesa riesce a formare e produrre genitori controculturali, cioè genitori regali e non pigri e pieni di scuse.
I genitori devono essere anche sacerdotali, il che significa che la loro regalità deve essere effettuata per amore e con amore, e deve essere sempre misurata e accompagnata dalla preghiera. La genitorialità sacerdotale sarà affrontata nella seconda parte.
(continua)
P.S. Su questi temi sono molto utili Tedd Tripp, Pascere il cuore del fanciullo, Caltanissetta, Alfa & Omega 2002 e Paul David Tripp, Genitori cristiani, Roma, ADI-Media 2017.