GT 2026 (VII). Oltre la paura, per abitare cristianamente l’IA

 
 

Ci sono periodi della storia che sembrano possedere una densità particolare. In poco tempo avvengono così tanti cambiamenti e, osservandoli, ci domandiamo che cosa abbia significato vivere una scoperta rivoluzionaria o un cambio di paradigma. Forse, fra cinquant’anni, qualcuno guarderà così al tempo che stiamo attraversando.


Dopo i computer, i telefoni e Internet, non immaginavamo che potesse esserci qualcosa con un impatto più ampio e violento su tutto ciò che conosciamo. L’intelligenza artificiale (IA) segna infatti un autentico cambiamento di paradigma: come osserva il professor Stefano Recanatesi, docente al Technion di Haifa e studioso dell’IA applicata alle neuroscienze, l’IA è entrata in ogni ambito della vita e tocca, oltre a ciò che facciamo, ciò che siamo.


Alle Giornate Teologiche di Padova organizzate dall’IFED nel mese di settembre, nel suo intervento “Intelligenza umana, intelligenza artificiale, abitare cristianamente il confine”, Recanatesi ha proposto di respingere tanto l’attesa di una salvezza tecnologica quanto la paura di un nemico, per comprendere che cosa sia l’IA, cosa sa fare, per chiedersi poi come “abitarla” da credenti. 


Inquadrare l’IA

L’IA si presenta con un’interfaccia e, più in profondità, con una struttura e un’intenzione progettuale che le consentono di dialogare con noi, inducendoci a credere di trovarci davanti a qualcuno, e non a qualcosa. Per la prima volta una tecnologia entra così in spazi relazionali e simbolici finora considerati un’esclusiva umana.


Eppure, “aperto il cofano”, non si trova nulla di magico. Addestrati su enormi quantità di testi, i modelli linguistici traducono le parole in numeri, le elaborano con reti neurali da miliardi di parametri e stimano la parola successiva. È un algoritmo, ma da un principio tanto “semplice” scaturisce una complessità sorprendente, capace di cogliere intenzioni comunicative ed emozioni, che tuttavia non presuppone alcuna coscienza: gli LLM (large language model) restano qualcosa e non qualcuno.


In numerosi test i modelli più avanzati eguagliano o superano le prestazioni umane di alto livello, e l’evoluzione da chatbot ad agenti, capaci di usare i computer e di agire, permette all’IA di svolgere in autonomia compiti che associavamo all’intelligenza umana. Ne deriva una tensione fra opportunità e rischi che, secondo Recanatesi, va abitata senza paura né idolatria, maturando “una postura capace di usare gli strumenti, ma anche di custodire ciò che dà direzione umana a questi strumenti”. Per i credenti sono in gioco conoscenza, verità, sapienza e amore, categorie che la Parola di Dio deve illuminare di nuovo.


Come cambia il mondo

Se capacità che ritenevamo umane diventano automatizzabili, resta da capire che cosa sia specificamente umano e che cosa possa essere delegato. L’IA investe la conoscenza, il lavoro, l’autorità, la creatività e perfino la spiritualità.


Dalla scienza alla medicina, dall’istruzione all’industria, sarà difficile trovare un settore che ne resti immune, anche se ad oggi non è ancora chiaro e prevedibile l’impatto dell’IA. Nel lavoro, dove l’IA è già presente, la chiesa è chiamata ad accompagnare chi attraversa il cambiamento e chi teme di diventare “inutile”, ricordando che la dignità della persona non si misura sulla produttività, ma trova in Dio il proprio fondamento.


Muta, infine, il rapporto con la verità, perché, anche se i modelli producono meno allucinazioni, restano sistemi “opachi”, di cui vediamo input e output ma non il percorso intermedio. E la questione non è soltanto se trovino la risposta giusta, ma come la presentino, con quali omissioni o edulcorazioni.


Come cambiamo noi

Più delicata ancora, per Recanatesi, è la domanda su come cambiamo noi, nelle relazioni, nell’interiorità o nel modo di prendere decisioni e di chiedere aiuto. Cresce, soprattutto tra i giovani, la ricerca di sostegno emotivo e di compagnia in un chatbot che intercetta bisogni come essere ascoltati, non essere giudicati e ricevere attenzione immediata. Un fenomeno che ci interroga su che cosa manchi nelle nostre famiglie e nelle nostre chiese.


I modelli tendono poi alla compiacenza: dove manca una verità fattuale, come nei consigli personali, ci danno ragione, perché chi si sente confermato ritorna ad interagire con il chatbot. Questo ci rende più orgogliosi e insofferenti verso chi ci contraddice, meno capaci di confronto e più individualisti. Memoria, attenzione e altre facoltà intellettive umane, delegate all’IA, rischiano di atrofizzarsi.


Come rispondere

Non è la prima volta che una tecnologia trasforma il modo di vivere. La scrittura, la stampa e Internet lo hanno già fatto, e il cristianesimo, ricorda Recanatesi, ha “duemila anni di esperienza su come rispondere a questa rivoluzione”.


Il Vangelo resta la verità di cui le persone hanno bisogno, un’esperienza relazionale intima con Dio capace di dare identità e di rispondere al bisogno di relazione che molti oggi saziano con l’IA. A differenza dell’algoritmo, la chiesa è chiamata a offrire una presenza reale, un ascolto profondo, relazioni autentiche e una correzione amorevole. 


Come cristiani siamo chiamati in prima linea, perché il vangelo ci rende esperti nel perdono, nella riconciliazione, nella dignità umana e nella speranza. Per questo, sottolinea Recanatesi, “il futuro, per essere più umano, ha bisogno di noi”. Occorre dunque rispondere senza paura, perché la vittoria appartiene già a Cristo (Giovanni 16,33), senza idolatrare l’IA, ma comprendendo, discernendo e custodendo. 


Ma soprattutto amando: amando Dio, senza consegnare a una macchina la nostra fiducia ultima; amando il prossimo, servendolo anche con strumenti nuovi; e amando noi stessi, custodendo attenzione, relazioni, preghiera e riposo.


(continua)


Della stessa serie:

Raffaele Costagliola, “GT 2026 (I). Senza visione biblica del mondo, l’IA esalta o impaurisce” (15/09/2026)

Gheorghe Balan, “GT 2026 (II). Quattro sfide per il discepolato nel mondo accelerato della tecnologia” (18/09/2026)

Isabella Savino, “GT 2026 (III). Senza timor di Dio, nessuna intelligenza (compresa quella artificiale)” (22/09/2026)

Francesco Aquila, “GT 2026 (IV). L’IA tra secondo comandamento e idoli 2.0” (24/09/2026)

Leonardo De Chirico, “GT 2026 (V). Quale etica per l’IA” (29/09/2026)

Alessandro Sciortino, “GT 2026 (VI). Era digitale: una sola voce non basta” (2/10/2026)