Il cristianesimo nel 2075. In crescita ma non dappertutto

 
 

Visto alla provincia europea, il quadro sembra fosco. Visto dal Sud del mondo, la realtà esce con una luce diversa. 

Fuori di metafora, guardare al cristianesimo globale da una prospettiva europea può far perdere di vista i dati reali. Nel dibattito pubblico occidentale si parla con insistenza di “era post-cristiana”, di secolarizzazione irreversibile, di declino della religione. E, in effetti, in diversi Paesi europei queste sono dinamiche reali. Tuttavia, quando lo sguardo si allarga oltre i confini occidentali, il quadro cambia radicalmente. 


Il cristianesimo, infatti, cresce, ma cresce altrove e questo pone nuove questioni. Siamo pronti a un cristianesimo sempre meno occidentale? Siamo pronti al confronto diretto con l’Islam? Gli evangelici sono pronti ad intercettare i “fuoriusciti” dal cattolicesimo e dal cristianesimo ortodosso? 


I dati raccolti dal Gordon-Conwell Theological Seminary, ripresi anche da Evangelical Focus, confermano tendenze ormai consolidate. Analizzando gli ultimi decenni e proiettando i dati fino al 2075, emerge che il numero dei cristiani nel mondo è ancora in aumento, con una crescita annua stimata intorno allo 0,95%. Entro il 2075 si potrebbe arrivare a circa 3,7 miliardi di fedeli, pari a oltre un terzo della popolazione mondiale. 


Questa crescita però non è omogenea. Africa, Asia e Sud America rappresentano oggi il vero motore dell’espansione cristiana. Secondo le proiezioni, entro il 2075 circa l’80% dei cristiani vivrà nel Sud globale.


Un elemento particolarmente significativo emerge dai dati del Pew Research Center. Soprattutto nei Paesi sud-americani, il protestantesimo ha intercettato la maggioranza di coloro che hanno lasciato il cattolicesimo.


In questa crescita del cristianesimo, infatti, il protestantesimo, nelle sue varie denominazioni, è la branca del cristianesimo che cresce di più, subisce meno perdite e che è meno soggetta al cosiddetto “cambio di religione”; cioè, chi lascia il protestantesimo generalmente resta agnostico, ateo o genericamente “non religioso”, piuttosto che sperimentare fenomeni di conversione ad altre religioni. 


Accanto a questo dato, emerge anche il fatto che l’Islam cresce più velocemente del cristianesimo e quindi il confronto con l’Islam diventa una tra le prime sfide che il cristianesimo globale deve fronteggiare. Inoltre, se il cristianesimo si sviluppa in contesti a maggioranza musulmana, la testimonianza cristiana è spesso accompagnata da persecuzione e oppressione. Le proiezioni suggeriscono dati cupi sull’aumento della persecuzione nei prossimi decenni.

In controtendenza con il percepito, anche l’ateismo è in diminuzione. A beneficiare di questa nuova “esigenza di spiritualità” sono soprattutto gli evangelici. In particolare, i pentecostali e i carismatici, che hanno registrato una crescita del 2%. 


Tra le varie sfide che emergono dai dati, un’altra merita di essere attenzionata. In aree in cui la crescita dell’evangelicalismo è vertiginosa, si evidenziano i fenomeni di neopentecostalismo deviante e altri fenomeni di evangelicalismo spurio.


In conclusione, il cristianesimo gode di dinamiche di crescita importanti. Questo cambiamento implica la necessità di immaginare un cristianesimo sempre meno centrato sull’Occidente nelle sue priorità missionarie, nelle sue risorse, ma anche nelle sue espressioni teologiche. Esso sarà sempre più influenzato da contesti culturali diversi da quelli che per secoli ne hanno definito il profilo.


Per quel che riguarda l’Italia, il Pew Research, afferma che, in quasi tutti i Paesi presi in considerazione, il cattolicesimo ha perso più fedeli di quanti ne abbia guadagnati. Nonostante ciò, in Italia, il 22% degli adulti dichiara di essere stato cresciuto cattolico, ma di non identificarsi più come tale: in realtà dice di non identificarsi più con nessuna religione. 


In Italia, il cattolicesimo continua ad essere la religione dominante, soprattutto sul piano culturale, ma cresce l’erosione numerica e l’appartenenza solo sul piano formale. Nonostante questo spazio che si è aperto, l’evangelicalismo italiano è tra quelli che meno riescono a intercettare le fuoriuscite. Evidentemente, esso non appare nella percezione diffusa come un’opzione per chi prende le distanze dalla Chiesa di Roma.


Perché, mentre sempre più ex-cattolici si allontanano dalle pratiche e dal vissuto cattolico, le chiese evangeliche non crescono in proporzione come avviene in molti Paesi? Questa è la domanda che le chiese evangeliche, gli organismi di rappresentanza, le opere missionarie, insomma il mondo evangelico tutto dovrebbe porsi.