Evangelium21. Una risorgenza evangelico-riformata in Germania?
Siamo nella prima periferia di Amburgo, non distante dall’aeroporto. L’area è sede di società farmaceutiche e di servizi. Tra i vari edifici moderni, ne spicca uno composto di due grandi blocchi collegati tra loro. Qui si trova la Arche Evangelisch-Reformierte Freikirche, una chiesa riformata battista libera. Entrando nell’ampio foyer, si scopre essere dedicato a Martin Lutero. La sala principale (da 1500 posti) dove si tengono i culti è la “Spurgeon-Halle”. Nell’altro blocco le due sale per seminari sono denominate “Sala Calvino” e “Sala Carey”, in ricordo del Riformatore francese e del padre delle missioni moderne.
Dal 30 aprile al 2 maggio, qui si è tenuta la conferenza annuale di Evangelium21 (E21), una rete evangelico-riformata iniziata 15 anni fa su ispirazione della Gospel Coalition nordamericana, ma senza legami istituzionali con essa. Guidata da un gruppo di pastori evangelici tedeschi, austriaci e svizzeri, E21 organizza una conferenza annuale, più conferenze regionali. È diventato il punto di riferimento di un movimento trasversale alle chiese evangeliche che, negli ultimi vent’anni, esprime un desiderio di scoperta e riscoperta della fede evangelica riformata.
Alla conferenza ci sono 1200 partecipanti, la maggior parte dei quali sotto i 35 anni. Iniziate con 150 persone, questa conferenza sta diventando un punto di ritrovo per giovani pastori e leader evangelici insofferenti rispetto ad un evangelismo pragmatico, o neo-fondamentalista, o ecumenico o liberale che ha dominato la scena tedesca negli ultimi decenni. Si capisce che questo interesse è stato innescato dall’onda lunga di personalità come Don Carson, John Piper e Mark Dever (meno Tim Keller, che qui viene percepito come troppo ammiccante ad una versione di vangelo sociale).
La conferenza è stata strutturata intorno a predicazioni sulla 2 Timoteo più seminari tematici. Gli oratori erano tutti tedeschi. Ospiti internazionale, oltre al sottoscritto, il pastore keniano Ken Mbugua da Nairobi. Canto sobrio e partecipato, niente effetti speciali.
Per saperne di più di questa risorgenza ho parlato con Matthias Lohmann (55 anni), pastore a Monaco e coordinatore di E21 dalla fondazione. Intanto, Lohmann era un brillante dirgente in carriera della Siemens. Arrivato per ragioni di lavoro a Washington, ha iniziato a frequentare la chiesa Capitol Hill Baptist Church dove è stato per 10 anni. Lì ha ricevuto la chiamata al ministero pastorale. Dopo un periodo alla Evangelical Christian Church di Dubai, tornato in Germania, è diventato pastore di una grande chiesa battista a Monaco (quella che frequentò John Piper durante gli anni del suo dottorato alla facoltà di teologia di quella città, ndr). Lì ha iniziato un cammino di “riforma” ecclesiale; la chiesa, infatti, era specchio dell’evangelismo tedesco di moda allora. Influenzata dal modello Willowcreek, era una chiesa aconfessionale, attrattiva ma non discepolante.
Oltre al lavoro locale, Lohmann iniziò a riunire pastori che, come lui, volevano promuovere un cammino di riforma più ampio. Contando anche su appoggi iniziali della Gospel Coalition, quindici anni fa iniziarono a organizzare una conferenza annuale. Dalle 200 persone iniziali, si è arrivati alle 1200 di oggi, più le conferenze regionali, case editrici, campeggi, iniziative formative, ecc. Sempre più persone abbracciano la fede riformata rimanendo nelle loro denominazioni di provenienza. La maggioranza dei partecipanti è di chiese battiste libere, ma vi sono partecipazioni presbiteriane, luterane, dei fratelli e pentecostali.
Mentre il quadro delle chiese storiche tedesche è devastante (il liberalismo e l’ecumenismo stanno uccidendo le chiese che li hanno abbracciati), mentre rimane un mondo evangelicale ancora legato al “pragmatismo” consumistico ma in declino, la risorgenza riformata, ancorché non esplosiva numericamente, è un fenomeno da non trascurare.
Come si spiega il “successo” di E21? Lohmann suggerisce due ragioni di fondo. Primo, il fallimento delle ricette che spingevano il mondo evangelico tedesco ad abbassare l’asticella dottrinale, annacquare l’identità evangelica, superare il vissuto teologico della fede in nome della giovanilizzazione, della “freschezza” e della “rilevanza”. Lohmann dice non c’è niente di più fresco e rilevante della fede trasmessa una volta e per sempre ai santi e che la Riforma ha rilanciato. Il fatto che molti giovani abbraccino la fede evangelico-riformata testimonia come essa possa essere anche attraente.
Secondo, il crescente coinvolgimento in E21 di “tedeschi russi” molti dei quali, dall’anabattismo mennonita, si stanno avvicinando alla fede riformata. Dopo la caduta del Muro di Berlino, quasi tre milioni di tedeschi russi sono arrivati in Germania. Molti di loro sono evangelici conservatori, interpreti di una fede biblicamente solida, ma spesso segnata dal legalismo e dal separatismo culturale. Un buon numero si sta aprendo a E21 e partecipa con crescente entusiasmo alle attività.
Ecco una finestra sulla Germania evangelica. Non mancano gli interrogativi aperti. Sinora si tratta di un movimento di persone più che di chiese. Il cammino di riforma sembra attecchire nei percorsi individuali, meno in quelli ecclesiali. Inoltre, il retroterra evangelicale tedesco, segnato da una miscela di neo-fondamentalismo ed esperenzialismo, non è una scorza facilmente penetrabile e modificabile. Infine, l’enfasi è sulla riforma spirituale delle persone, non ancora culturale e strutturale (chiesa, vocazioni, società). Forse è una piccola finestra su un movimento non appariscente, ma non è trascurabile.