J.I. Packer attraverso i suoi scritti (IV): sulla sostituzione penale
N.B. Nel 2026 ricorre il centenario della nascita di James I. Packer (1926-2020), teologo britannico che ha influenzato la spiritualità evangelica a cavallo tra la seconda metà del Novecento e i primi decenni del Duemila. Questa serie di articoli prenderà spunto dai suoi scritti pubblicati in italiano e traccerà il profilo che emerge da essi. Su Packer, Loci Communes ha già pubblicato: L. De Chirico, “Conoscere Dio. La catechesi evangelica di J.I. Packer” (18/7/2020); P. Bolognesi, “James I. Packer (1926-2020). Un tributo dall’Italia” (22/7/2020); N. Ciniello, “Invecchiare bene. Tre consigli da Jim Packer” (30/8/2024).
Un caposaldo della fede cristiana è che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, morì sulla croce e tre giorni dopo resuscitò dai morti. Senza questa verità il cristianesimo crolla e non ha alcun valore (1 Corinzi 15,14). J.I. Packer, nel suo libro Che cosa realizzò la croce? La logica della sostituzione penale, Caltanissetta Alfa & Omega 2021 (orig 1973), risponde al perché della morte di Cristo e a ciò che essa realizzò attraverso la dottrina della sostituzione penale.
Come molte dottrine cristiane, il dibattito riguardante la sostituzione penale perdura da secoli, con il risultato che questa dottrina è stata spesso fraintesa e caricaturizzata. Siccome questa dottrina “ci porta direttamente al cuore del Vangelo cristiano” (7), Packer si propone di fare chiarezza su cosa significhi che la morte di Cristo sia stata sostitutiva e perché la sua morte sostitutiva venga definita penale.
Packer colloca la sua discussione all'interno di un conflitto storico. Da un lato vi sono i Riformatori — Lutero, Calvino, Zwingli, Melantone e i loro contemporanei — che furono i pionieri di questa dottrina ridefinendo il concetto medievale di soddisfazione. Dall'altro vi sono i suoi detrattori, come Fausto Sozzini, la cui opera del 1578 De Jesu Christo Servatore attaccò la sostituzione penale definendola incoerente, immorale e impossibile.
Per oltre un secolo la critica di Sozzini catturò l'attenzione dei Riformatori, influenzando il dibattito per i secoli a venire. Packer, tuttavia, nota che “l’effetto quasi magnetico della critica di Sozzini nei confronti degli scolastici riformatori…fu nel complesso infelice…La loro posizione era difensiva anziché dichiarativa, analitica anziché dossologica e kerigmatica. Essi fecero sì che la parola della ‘croce’ risuonasse più come un enigma che come una confessione di fede; più simile ad un puzzle…che a un vangelo” (10-11).
Packer non si propone di mettere in discussione la sostanziale correttezza della visione dell'espiazione dei Riformatori; al contrario, la conferma. Nel farlo, tuttavia, evita un approccio puramente intellettuale o razionalistico nel definire e difendere la sostituzione penale.
Quando cerchiamo di razionalizzare dottrine insondabili, la loro verità e bellezza vengono inevitabilmente annacquate. Dottrine come la sostituzione penale sono intrinsecamente misteriose (9-21), poiché rappresentano una realtà distinta dalla nostra che non può essere pienamente afferrata. Ciò non significa, tuttavia, che tali dottrine debbano essere temute o evitate; piuttosto, con la Parola di Dio alla mano, la chiesa dovrebbe cercare di scavare nelle loro profondità il più pienamente possibile, rifiutandosi al contempo di ridurre la loro complessità a qualcosa con cui le nostre menti finite si sentano a proprio agio.
Che cosa, dunque, si può conoscere e comprendere della sostituzione penale? In che modo questa dottrina ci aiuta a capire cosa ha compiuto la croce di Cristo? Packer risponde a queste domande spiegando prima cosa significa che la morte di Cristo sia sostitutiva (29-40), e poi cosa significa che la sua morte sostitutiva sia penale (41-66).
Un sostituto è qualcuno che prende il posto di un altro, che sta al suo posto con l'autorità di agire per suo conto. Nel caso della croce, Gesù ha preso il nostro posto e ha fatto per noi qualcosa che non potevamo fare per noi stessi.
L'aspetto penale della sostituzione di Cristo fa chiarezza su quel "qualcosa" che non potevamo fare per noi stessi. La Bibbia è chiara sul fatto che siamo tutti peccatori (Romani 3,23) e che il nostro peccato ci ha condannati alla morte, sia fisica che spirituale. La santità di Dio esige che vi sia una retribuzione punitiva per il nostro peccato. Il nostro peccato e la punizione che ne deriva non sono un fardello che possiamo sopportare. È troppo pesante per noi. Abbiamo bisogno di qualcuno che prenda il nostro posto e faccia per noi ciò che non possiamo fare da soli. Abbiamo bisogno di un sostituto, qualcuno che abbia l'autorità di stare al nostro posto, agire per nostro conto e farsi carico della pena che il nostro peccato merita.
Nelle parole di Packer, “la nozione espressa dalla frase ‘sostituzione penale’ è che il nostro Signore Gesù Cristo, mosso da un amore determinato a fare tutto il necessario per salvarci, sopportò e fugò il distruttivo giudizio divino al quale, diversamente, eravamo inevitabilmente destinati, e conquistò così per noi il perdono, l’adozione e la gloria. Affermare la sostituzione penale significa dire che i credenti sono in debito con Cristo proprio per questo, e che questa è la molla principale di tutta la loro gioia, pace e lode sia ora sia per l’eternità” (41).
La questione primaria di cui si occupa la sostituzione penale è la remissione dei nostri peccati. Essa presuppone una pena a noi dovuta da Dio Giudice per il torto commesso contro di Lui, e una sostituzione per quella pena dovuta. Sulla croce Cristo ha preso su di sé la pena del peccato che noi meritiamo. Con il suo sangue ha pagato il debito che non avremmo mai potuto pagare, e con la sua risurrezione dai morti ha garantito la validità del suo pagamento. Questa è la sostituzione penale ed è ciò che la croce realizzò.
(continua)
Della stessa serie:
“J.I. Packer attraverso i suoi scritti (I): sulla Scrittura” (25/3/2026)
“J.I. Packer attraverso i suoi scritti (II): sull’evangelizzazione e la sovranità di Dio” (30/3/2026)
“J.I. Packer attraverso i suoi scritti (III): sulla salvezza e la giustificazione” (21/4/2026)