Il groviglio delle relazioni. Da corona di spine a fonte di benedizione?
Così preziose, così tossiche. Così intime, così portatrici di sofferenze. Così fragili, così inevitabili. Siamo tutti immersi in molteplici relazioni: scelte, imposte, subite, liquide, scostanti, … La vita è un intreccio di relazioni, molto spesso più complicate e abrasive che risolte e benedicenti.
Dell’universo delle relazioni parla il bel libro di Timothy S. Lane – Paul D. Tripp, Relazioni. Un groviglio che vale la pena creare, Roma, ADI Media 2015, pp. 227. Il sottotitolo ben fotografa la realtà: si tratta di un groviglio che va abitato in termini redentivi: non abbandonandolo, non rimanendone schiacciati, ma facendo della relazione riconciliata con Dio il perno che sostiene tutte le altre relazioni più o meno problematiche.
Gli autori sono noti consulenti biblici americani e il loro libro riflette l’impostazione della scuola associata alla Christian Counseling and Educational Foundation (CCEF). Le chiavi di lettura dei fenomeni descritti sono bibliche, così come le diagnosi e le cure suggerite.
Alla luce di ciò, non stupisce che il punto di partenza sia Dio e la vita di relazioni trinitarie. Significativa è la citazione del teologo evangelico Miroslav Volf: “Poiché il Dio cristiano non è un Dio solitario, ma piuttosto una comunione perfetta di tre Persone, la fede introduce gli esseri umani nella divina communio. … Quindi un fiducioso abbandono di fede pone una persona in un nuovo rapporto con Dio, ma anche con tutti gli altri che vivono in comunione con Lui” (32-33). [1]
Prima che parlare del nostro groviglio, il libro parla dell’armonia delle relazioni intra-trinitarie. Infatti, Dio è l’unica comunità nell’universo che funzioni correttamente (34) ed è da Dio che viene la speranza che anche le nostre relazioni, per quanto aggrovigliate, possano essere dipanate.
Qui sta un lato dell’approccio particolare della consulenza biblica che la distingue da altri tipi di counseling praticati anche in ambito cristiano. Il vissuto umano viene letto ed interpretato sullo sfondo della relazione con Dio e sulla base della vita di relazione di Dio stesso.
Il punto è che il groviglio delle nostre relazioni non può essere trattato in modo soddisfacente facendo astrazione da Dio e dalla sua Parola. Per questa ragione, il libro di Lane e Tripp imposta ogni capitolo partendo da un testo biblico da cui viene aperta una finestra sull’universo delle relazioni, ma mantenendo sempre il rimando al carattere coram Deo della vita umana.
Si entra nel vivo della complessità delle relazioni rimanendo agganciati alla storia biblica, alla dottrina biblica e al Dio della Bibbia. Questo ancoraggio permette di navigare nelle cromature delle relazioni costruendo un ponte redentivo con la vita.
Uno dei capitoli più interessanti è quello intitolato “Vivere le relazioni nello spazio del già e del non ancora” (139). Le relazioni non sono statiche ma in movimento. Sono all’interno di trame pattizie che dipendono da promesse che le precedono e che sono inserite in itinerari di crescita.
Si pensi alla relazione matrimoniale: già stabilita e non ancora da costruire. A quella parentale-filiale: già data e non ancora compiuta. A quelle amicali: già attivata e non ancora maturata. A quelle ecclesiali: già donate e non ancora pienamente guarite. È bello vedere la categoria del già e non ancora della teologia biblica applicata al mondo delle relazioni e vederne l’appropriatezza.
Le nostre relazioni non funzioneranno mai secondo i nostri piani, non saranno mai all’altezza delle nostre attese, saranno sempre alle prese con qualche difficoltà, avranno sempre bisogno di migliorare. Eppure, Dio sarà sempre all’opera nelle nostre relazioni per plasmarle sempre più secondo la qualità e lo spessore del carattere comunicabile delle relazioni inter-trinitarie.
[1]: Miroslav Volf, After Our Likeness. The Church as the Image of the Trinity, Grand Rapids, Eerdmans 1998, p. 173.