L’Anticristo? Non chiedere a Peter Thiel, ma a Turrettini
In quest’ultima settimana l’Anticristo è diventato un tema virale sui media. L’improvviso sussulto d’interesse sui temi apocalittici è venuto dalla visita segreta e misteriosa (fino ad un certo punto, visto che ne hanno parlato tutti) a Roma di Peter Thiel. Thiel è una delle figure più potenti e ricche dello scenario tecnologico-finanziario globale, ma ha anche l’ambizione di essere un maître-à-penser di una corrente ideologica che intreccia suggestioni escatologiche con narrazioni politiche post-democratiche e plutocratiche.
In sintesi e con molto beneficio d’inventario, per Thiel l’Anticristo è il globalismo indifferenziato (woke, fluido, ateo) che i possessori della tecnologia possono fermare provando a stabilire un ordine stabilito sulla legge del più forte o di chi è in grado di maneggiare la tecnologia più avanzata.
Il discorso di Thiel sull’Anticristo ha squarciato il velo su un tema inconsueto per l’opinione pubblica e neanche per la cultura religiosa e secolarizzata. Al giorno d'oggi nessuno si chiede chi sia l’Anticristo. Sembra troppo arrogante, troppo antiquata. Inoltre, qualsiasi riferimento all'Anticristo sembra essere ulteriormente compromesso dal trattamento sensazionalistico che gli è stato riservato nei romanzi pseudo-apocalittici di successo, nei resoconti futuristici sulle tendenze mondiali e nelle interpretazioni millenaristiche dell'escatologia cristiana.
Sembra che sull’Anticristo sia meglio mantenere un atteggiamento di silenzio, se non un approccio agnostico. È presente nella Bibbia, ma non sappiamo che aspetto abbia e siamo tenuti a stare lontani da qualsiasi discorso polemico o congettura inutile. La correttezza ecumenica impone un codice di dialogo che esige che nelle conversazioni interreligiose si possano dire solo cose “carine”.
Thiel ha avuto il merito di rompere l’omertà, anche se la sua risposta è fuorviante. Thiel è venuto a Roma per parlarne e dovrebbe sapere che proprio Roma è stata identificata come la sede da cui emergerà l’Anticristo.
Da Martin Lutero a C.H. Spurgeon, da John Wesley ai puritani, c'è stata un'interpretazione protestante univoca e senza contraddizioni dell'identità dell'Anticristo. La Riforma protestante non ha inventato questa lettura del Papato come Anticristo, ma l’ha ripresa da filoni di insegnamenti medievali e le ha dato una base teologica più profonda.
Ecco come la Confessione di fede di Westminster del 1646 riassume opportunamente questo consenso protestante diffuso e di lunga data:
“Non c’è altro capo della Chiesa se non il Signore Gesù Cristo. Né il papa di Roma, in alcun senso, può esserne il capo, ma è quell’Anticristo, l’uomo del peccato e figlio della perdizione, che si esalta, nella chiesa, contro Cristo e contro tutto ciò che è chiamato Dio” (art. XXV.6).[1]
Francesco Turretini (1623-1687) è forse il più grande teologo riformato del XVII secolo. La sua opera principale, le Istituzioni della teologia persuasiva, è stata uno dei libri di testo teologici più influenti della tradizione riformata continentale.
Nella sezione sulla chiesa, Turrettini tratta ampiamente del papato. Il suo trattamento più completo del Papa come Anticristo, tuttavia, è la sua Settima Disputa sull’Anticristo che, a sua volta, fa parte di un’opera più ampia intitolata Riguardo alla nostra necessaria secessione dalla Chiesa di Roma e all’impossibilità di cooperare con essa (1661). [2]
Qui troviamo forse l’argomentazione protestante più dettagliata e sistematica a favore dell’identificazione del Papa come l’Anticristo. Dopo aver osservato che è opinione comune tra i protestanti che il Papa sia l’Anticristo, Turrettini spiega che la Scrittura rivela il luogo dell’Anticristo (il tempio), il suo tempo (a partire dall’epoca apostolica) e la sua persona (un apostata dalla fede, un operatore di miracoli falsi, colui che si oppone a Cristo, una figura che si esalta, un uomo del peccato, un idolatra).
Turretini arriva persino ad analizzare il nome e il numero della Bestia di Apocalisse 13,17-18. Mettendo insieme tutti questi elementi, egli non trova questi segni né tra gli ebrei né tra i turchi (musulmani), né tra i greci ortodossi. A suo avviso, essi si adattano solo alla massima autorità della chiesa romana.
Turrettini è convinto che l'Anticristo non sia una singola persona, ma che si debba riferire a un ufficio o a una successione di persone in carica che hanno iniziato a operare in epoca apostolica. All'obiezione cattolica secondo cui i Papi non hanno mai rinnegato Cristo, Turrettini risponde che l'Anticristo non rinnegherà apertamente Cristo come nemico dichiarato, ma come amico dichiarato di Cristo che lo loda con le parole, ma lo combatte con le azioni.
Egli vede questo atteggiamento nei papi che si arrogano i tre uffici di Cristo (Sacerdote, Profeta e Re), ma seppelliscono il Vangelo sotto le proprie tradizioni e minano la Sua opera di redenzione con le loro messe, il purgatorio, le indulgenze e il falso culto.
L’analisi di Turrettini sul papato può sembrare dura, ma corrisponde alla presentazione dell’insegnamento ufficiale della chiesa romana sul papato (es: Catechismo della chiesa cattolica, n. 882). Il Papa come Vicario di Cristo con potere pieno, supremo e universale, unito allo status politico del papato, è in effetti un’istituzione che rivendica titoli e prerogative che devono essere di Cristo e solo di Cristo, ed è anche un’istituzione che confonde le distinzioni fondamentali tra religione e politica!
Queste opinioni sono certamente ben lontane dall’essere “ecumenicamente corrette”. Tuttavia, qualunque cosa se ne pensi, è importante apprezzare il fatto che non derivano da invettive diffamatorie o da scambi di insulti. Teologi come Turrettini costruirono un’argomentazione biblica e teologica altamente sofisticata e non erano guidati solo dal risentimento.
La chiesa romana, pur non essendo statica né una realtà monolitica, non cambia realmente nei suoi impegni fondamentali. Si espande ma non si purifica. Abbraccia nuove tendenze e pratiche ma non espelle quelle non bibliche. Cresce ma non si riforma secondo gli standard evangelici.
Più che inseguire le suggestioni tecno-apocalittiche di Peter Thiel, la discussione sull’Anticristo deve essere ripresa e approfondita con sobrietà biblica e consapevolezza storica.
[1]:Si vedano anche la Confessione di Savoy (1658), art. XXVI e la Confessione di fede di Londra (1689), art. XXVI.
[2]: Edizione inglese della Disputa: Whether It Can be Proven the Pope of Rome is the Antichrist, ed. by R. Winburn, Forestville, Protestant Reformation Publications 1999.