Il banco di Calvino. Non una reliquia, ma un simbolo della fede evangelica

 
 

Il cattolicesimo ha le sue reliquie: oggetti che sono appartenuti a santi/e e che sono considerati vettori di un “incontro” con Dio. Non sono sacramenti cioè artefatti tramutati in grazia, ma sacramentali cioè materia “intrisa” di grazia perché appartenuta a persone eccellenti e in grado di riverberarla in chi li tocca o visita. 


Le reliquie presuppongono un mondo farcito di pratiche pagane rivestito di linguaggio cristiano. Giustamente il protestantesimo le ha denunciate come un abuso della fede e le ha eliminate dall’orizzonte delle devozioni cristiane.


Detto questo, il protestantesimo conserva e nutre la memoria, anche attraverso la custodia di oggetti del passato che ricordano un momento particolare o un personaggio significativo. Questa considerazione è riemersa alla notizia della recente esposizione del “banco di Calvino” a Ginevra.


Il banco è sopravvissuto nei secoli per arrivare oggi in mostra al Museo internazionale della Riforma (MIR): donato all'inizio del 2026, questa piccola panca faceva probabilmente parte dell'arredamento dell'Auditorio di Calvino quando il riformatore vi insegnava. Fu acquistata da un privato durante uno dei restauri dell'edificio intorno al 1960. 

Ora collocata nella Sala Ginevra e Calvino del MIR, questa panca, insieme alla cosiddetta "coppa di Calvino" esposta nella stessa sala, esemplifica quegli oggetti visibili ai visitatori, come la famosa “sedia” del Riformatore, conservata nell’adiacente cattedrale di San Pietro.


Cosa ci dice il banco di Calvino?


Ci parla dell’attività docente del Riformatore e, in generale, dell’enfasi della Riforma protestante posta sull’istruzione dei credenti. Nell’Auditorio, infatti, Calvino esponeva pubblicamente la Sacra Scrittura ogni mattina. Nello stesso luogo fu fondata l’Accademia di Ginevra per la formazione dei pastori. L’Auditorio era dunque un’ampia aula dedicata all’insegnamento sia popolare sia accademico. 


Il banco è quindi un simbolo della fede protestante. Esso è stato usato da chissà quante persone nel corso dei secoli per imparare, ascoltare, meditare e partecipare ad eventi formativi. “La fede viene dall’udire la Parola di Dio” (Romani 10,17). La panchetta ha facilitato questa attività permettendo a tante persone di beneficiare della predicazione e della catechesi cristiana.


Il banco è semplice nella sua fattura e funzionale nella sua essenzialità. Non ci sono ornamenti né arzigogolati rivestimenti, a parte le gambe che hanno un cenno di intaglio nella parte inferiore. Come la fede protestante, esso trasmette un’immagine di sobrietà.


Infine, la panca sembra solida, resistente, ben costruita per sopravvivere nel tempo e per favorire la seduta anche di persone corpulente. Non è una sedia pieghevole, volante, soggetta a rompersi presto, ma ben inchiodata ed impiantata. Anche questo particolare rimanda alla compattezza della fede evangelica che attraversa il tempo rimanendo fedele al suo credo.


Davanti al banco di Calvino non si recitano preghiere, né ci si inchina in segno di venerazione. Vederla e toccarla non trasmette nessun incontro col divino. Piuttosto, esso è un simbolo di una fede che valorizza l’ascolto della Parola di Dio e l’apprendimento di tutti, che bada all’essenziale e resiste alle intemperie della storia. Vederla nutre la memoria della fede evangelica e invita a continuare nell’impegno di crescere nelle vie di Dio.