Ma è morto Dio o la religione? Una conferenza di Ricoeur su Bonhoeffer
Non uno, ma due pesi massimi della teologia e della filosofia del Novecento sono racchiusi nella sessantina di pagine di un volumetto tanto agile quanto denso: Paul Ricoeur, Bonhoeffer. L’interpretazione non-religiosa del cristianesimo, Brescia, Morcelliana 2025, pp. 70. Si tratta di una conferenza tenuta nel 1966 dal filosofo francese influenzato dal protestantesimo sul teologo luterano tedesco. Ricoeur legge e commenta Bonhoeffer, il Bonhoeffer delle lettere dal carcere raccolte in Resistenza e resa, e che hanno dato adito a continui e mai sopiti commenti.
In particolare, Ricoeur si sofferma sulla frase di Bonhoeffer che ha fatto scorrere fiumi d’inchiostro: “Dobbiamo vivere nel mondo etsi deus non daretur (anche se Dio non fosse dato o come se Dio non esistesse)”. Cosa voleva dire Bohnoeffer? Che la credenza in Dio è tramontata? Che dobbiamo praticare l’ateismo pratico? Che dobbiamo superare l’arcaica fede in Dio per sostituirla con le offerte razionali-scientifiche-tecnologiche della modernità? Che l’umanità oggi può fare a meno di Dio? Non proprio.
Il filosofo francese ricorda lo sfondo di quella frase. Intanto è scritta da Bonhoeffer in carcere poco prima della sua esecuzione da parte dei nazisti “cristiani”. Essa è una delle risposte della teologia all’affermazione categorica di Nietzsche di qualche decennio prima secondo cui “Dio è morto” (La gaia scienza, aforisma 125, 1882).
Di che Dio stava parlando Nietzsche? Bonhoeffer ha in mente quell’affermazione per dire che il Dio della metafisica e il Dio dell’individuo è morto, cioè il Dio che sublima il sistema filosofico aristotelico-tomista, il Dio garante del benessere interiore dell’individuo borghese, il Dio della cristianità come sistema politico-culturale, il Dio che copre i buchi lasciati aperti dalle conoscenze scientifiche e che diventa sempre più marginale: questo Dio è morto.
Dal carcere nazista e di fronte alla devastazione compiuta in nome di questo Dio, il pastore luterano scrive che l’uomo moderno deve imparare a vivere come se questo Dio non ci fosse. Riprendendo lo spunto di Karl Barth secondo cui la “religione” è una costruzione idolatrica che si oppone alla fede, Bonhoeffer sostiene la necessità di abbracciare un cristianesimo “non-religioso”.
Per Bonhoeffer, il detto “Dio è morto” non ha nulla a che vedere col detto “Dio non esiste”. Spiega Ricoeur: “Dio è morto non è la stessa cosa di Dio non esiste: è il contrario. Ovvero: il Dio della religione, della metafisica e della soggettività è morto. Il posto è vuoto per la predicazione della croce e per il Dio di Gesù Cristo” (41).
Come vivere questo cristianesimo non religioso? Gli spunti di Bonhoeffer sono illuminanti anche se quasi mai spiegati. Scrive: “Dio non deve essere riconosciuto solamente ai limiti delle nostre possibilità, ma al centro della vita”. Dio non è il tappabuchi degli spazi lasciati vuoti dal lavoro, dalla scienza, dalla politica, ecc., ma è il donatore della vita tutta intera. Ricoeur nota che Bonhoeffer assume fino in fondo l’affermazione di Nietzsche sulla morte del Dio della metafisica e dell’interiorità individuale, ma la capovolge (52). Non è quello il vero Dio.
Il Dio di Nietzsche è reso vetusto e progressivamente residuale dalla modernità. Per Bonhoeffer, possiamo vivere come se non esistesse. Dobbiamo invece vivere per conoscere il Dio della Bibbia rivelato in modo supremo alla croce di Gesù Cristo.
Evidentemente, si tratta di sprazzi che accendono una luce, ma lasciano molte ombre che interrogano ancora. La critica di Bonhoeffer, mentre è fulminante contro il cristianesimo nominale che sacralizza una religione umana, non è altrettanto convincente nell’abbracciare il cristianesimo evangelico biblicamente definito. Anche la lettura di Ricoeur, per quanto intelligente e simpatetica, rimane un passo al di qua dal recuperare la via evangelica alla fede cristiana.
È vero che il Dio della metafisica e dell’individuo borghese è probabilmente morto (anche se ci sono ancora molti adepti in giro). Tuttavia, per conoscere Dio, oltre ad abbandonare l’immagine del Dio tappabuchi, bisogna aprirsi alla visione del mondo biblica secondo cui siamo sempre coram Deo (davanti a Dio), dentro o fuori l’alleanza ristabilita da Gesù Cristo. Questo in Bonhoeffer (e in Ricoeur) non è chiaro. C’è un residuo di incompiutezza evangelica in entrambi.
Detto questo, un compagno di prigionia di Bonhoeffer, Payne Best, così descrive il pastore luterano negli ultimi giorni di vita: “è uno degli uomini rari che ho incontrato, il cui Dio era reale e anche prossimo a lui” (8). Questo era un uomo per cui una certa forma della religione cristiana era svanita, ma per cui il Dio della Scrittura era ed è vivo.