Se la Bibbia arriva nello spazio

 
 

Non passò molto tempo dalla circolazione della prima stampa della Bibbia con la nuova tecnica a caratteri mobili inventata da Gutenberg che la Riforma Protestante ebbe inizio. I due eventi, quasi contemporanei, trovarono spinta propulsiva l’uno nell’altro cambiando per sempre l’Europa e il mondo grazie alla diffusione delle idee riformate che ruppero il “regime di cristianità” vigente e promuovendo un cristianesimo biblico che non dipendesse dalla gerarchia del papato. 

Cosa possiamo aspettarci ed augurarci se quelle stesse pagine arrivano adesso nello spazio? 

Nell’officina del tipografo tedesco Johannes Gutenberg, nel 1455, quando la tecnica dei caratteri mobili fu messa a punto, si scelse di pubblicare la Bibbia in latino. Nel 1522, Lutero si servì di quella stessa tecnica per pubblicare la Bibbia in tedesco che permise ai più, che non parlavano latino, di avvicinarsi al testo biblico in una lingua a loro comprensibile. Oggi la Bibbia di Gutenberg è inserita dall'UNESCO nell'elenco della Memoria del mondo. Inoltre, è notizia di questi giorni che la Fondazione Scriptorium Foroiuliense di San Daniele del Friuli (Udine) ha lavorato per creare alcune riproduzioni fedeli di quella prima Bibbia stampata.

Una di queste riproduzioni è stata donata al Palazzo dell'Aeronautica di Roma con l’ambizione di inviare una pagina di quella stessa Bibbia a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, nell'ambito di una missione che vedrà proprio la partecipazione dell'Aeronautica Militare. 

L'aspetto positivo di questa vicenda sta sicuramente nel fatto che, mentre i processi tecnologici avanzano tanto da arrivare nello spazio, la Bibbia è ancora ritenuta una delle testimonianze più valide per rappresentare la nostra civiltà. Nonostante le spinte alla secolarizzazione, la Bibbia non perde la sua importanza e la sua influenza che vengono ampiamente riconosciute.

Contemporaneamente, da evangelici non possiamo fare a meno di ritenere le motivazioni della scelta un po’ naïve e limitanti. Il rappresentante della Fondazione Amanuensi che ha curato l'impresa ha infatti dichiarato che la scelta del "Libro Sacro" deriva dalla suo essere uno strumento di diffusione di un messaggio di pace e fratellanza che unisce i popoli e che lo si vuole portare nello spazio come messaggio di unificazione e fratellanza fra i popoli dell'universo, nel caso in cui esista la vita da qualche parte.

La Bibbia è riconosciuta come “codice universale” della cultura occidentale e, per estensione, mondiale, ma non come Parola di Dio rivelata. Essa non è tanto un messaggio di fratellanza che include ogni popolo indiscriminatamente, ma un messaggio di speranza, di fratellanza e di amore che deriva dalla conoscenza profonda del Dio Creatore, del suo piano di salvezza attraverso l’incarnazione, la morte e la resurrezione di Cristo e dell'opera dello Spirito Santo. Cinquecento anni fa, l'invenzione della stampa fu usata a servizio della diffusione di questo messaggio generando un movimento di riscoperta del Vero messaggio del Vangelo. Solo se la Bibbia è riconosciuta come Parola di Dio, essa può generare cambiamento. Altrimenti è messa alla stregua di altri “classici” della letteratura che riflettono una cultura antica, ma non come parola viva che trasforma la vita.