“Sola Scrittura” e la sua rilevanza apologetica. Una lezione di Kevin Vanhoozer
Kevin Vanhoozer è tra i teologi evangelici viventi che unisce in modo fecondo solidità e creatività. Studioso di Ricoeur, ha sempre avuto l’ermeneutica biblica come suo fuoco principale rimanendo nel solco della teologia evangelica della Scrittura ricevuta come Parola di Dio inerrante e vivente. L’ultimo suo libro, Mere Christian Hermeneutics (2024), è un ulteriore e ricco contributo alla discussione.
In occasione della conferenza apologetica di Cambridge (12-13 giugno) ha tenuto una lezione su “Il Sola Scrittura è una buona notizia” che è stata all’altezza della qualità del suo lavoro teologico.
Nella lezione, Vanhoozer ha prima di tutto voluto sgomberare il campo da caricature con cui il “Sola Scrittura” (SS) è spesso scambiato da critici provenienti da vari settori del cattolicesimo, dell’ortodossia orientale o del protestantesimo liberale e barthiano.
Ad esempio, uno storico come Brad Gregory nel libro Gli imprevisti della Riforma (2014) ha sostenuto che il SS è un vaso di Pandora da cui sono usciti esiti inaspettati ma devastanti (secolarizzazione, scisma, caos) proprio per il pluralismo interpretativo pervasivo che ha generato. Per Gregory, il SS porta con sé l’elevazione di ogni individuo a interprete ultimo della Scrittura e quindi alla polverizzazione dottrinale e sociale.
Vanhoozer ha riconosciuto che si può applicare il SS in modo individualistico e che non basta aderire ad un’alta concezione della Scrittura per praticarlo in modo devoto e costruttivo. La Scrittura è la Parola di Dio ispirata (2 Timoteo 3,16) e bisogna tagliarla rettamente (2 Timoteo 2,15). In altre parole, il SS non è solo da confessare dottrinalmente ma anche da attuare ermeneuticamente e applicativamente.
Inoltre, il SS non deve essere scambiato per concezioni sbiadite e devianti del principio come, ad esempio, il “nuda Scrittura” o il “solo Scrittura”. La Bibbia è suprema autorità ma non è isolata dalla chiesa e dalle pratiche interpretative: i credi e le confessioni di fede, per quanto aventi autorità derivata, sono strumenti con cui la Bibbia va letta. In più, la Bibbia è suprema autorità ma non lascia le persone da sole a leggerla e a viverla come se fossero gli unici interpreti. La Scrittura va letta nella chiesa e con la chiesa.
Questo è il senso del “sacerdozio universale dei credenti” riscoperto dalla Riforma protestante: non un’autorizzazione a leggere la Scrittura ognuno a suo modo e indipendentemente l’uno dall’altro, ma un invito a leggere la Bibbia insieme come corpo e a rispondervi in ubbidienza, al di là delle distinzioni tra clero e laici.
I Riformatori hanno dato prova di praticare il SS in un modo ricco: sottomettendosi all’autorità magisteriale della Bibbia e riconoscendo quella ministeriale della tradizione e della chiesa laddove essa era fedele all’insegnamento biblico. In modo efficace, Vanhoozer ha detto che “la Riforma ha voluto che la chiesa non fosse fondata su Roma ma sulla lettera ai Romani”.
In quest’ottica, la tradizione della chiesa è una conversazione continua che avviene nella chiesa sul modo migliore di ricevere l’insegnamento biblico e di viverlo. In un certo senso è il prolungamento di Luca 24 quando i discepoli sono guidati dal Signore risorto a comprendere il vangelo e ad assimilarlo. La tradizione è come Giovanni Battista che non è la luce ma indica la luce; o come Filippo che aiuta l’etiope a capire la Scrittura. Per questa ragione, la Riforma ha riscoperto la cattolicità biblica e ha contestato la cattolicità romana.
Sulla base di ciò, Vanhoozer ha suggerito quattro motivi per cui il SS è una buona notizia ancora oggi:
Rende possibile la riforma biblica continua della vita e delle chiese. È la storia divina che spinge a cambiare e a cui sottomettersi.
Trascende le divisioni nazionali/culturali/denoninazionali nessuna delle quali ha autorità finale. Solo la Bibbia in quanto Parola di Dio la rivendica.
Plasma l’immaginario cristiano. La storia della Bibbia è quella a cui ogni pensiero e ogni immaginazione deve conformarsi e che libera dalle immaginazioni corrotte.
Genera e governa la cultura cristiana che trascende le differenze culturali, dando alla chiesa una realtà condivisa da abitare.
In conclusione, Vanhoozer ha riflettuto su come usare la “spada dello Spirito” (Efesini 6), cioè come usare la Parola di Dio secondo il principio del SS:
stringendo l’impugnatura saldamente, cioè essendo immersi nel messaggio biblico, conoscendolo, vivendolo, assimilandolo sempre di più;
curando la guardia (la parte della spada che separa l’impugnatura dalla lama): è a forma di croce. In altre parole, sapendo tenere insieme tutta la Bibbia (Antico e Nuovo Testamento con la croce di Cristo al centro);
usando bene il doppio taglio della lama, colpendo le nebbie delle false narrazioni per portare la luce dell’evangelo.
I discepoli di Cristo hanno il privilegio di coltivare una competenza narrativa (conoscenza della Bibbia), una competenza canonica (Cristo al centro del messaggio biblico) e una competenza culturale (confrontandosi con le culture pagane e incarnando una cultura evangelica). Per tutti questi motivi, il Sola Scrittura evangelico è una buona notizia per la chiesa e per il mondo intero.