Camillo Ruini, il cardinale che ha cercato di recuperare l’egemonia culturale cattolica

 
 

In Italia è da un secolo che si dibatte di egemonia culturale. Nei Quaderni dal carcere, fu Antonio Gramsci che teorizzò la necessità per il comunismo italiano di non perseguire la strada della rivoluzione violenta, ma di attuarla tramite la conquista dell’egemonia culturale sul Paese. L’Italia era una nazione profondamente cattolica e poco industrializzata e, dunque, il comunismo avrebbe dovuto infiltrarsi nei gangli della cultura italiana (scuola, università, giornali, ecc.) per rivoluzionarla da dentro. 


Da Gramsci in poi è stato un continuo braccio di ferro tra la cultura cattolica e quella socialista-comunista su chi avrebbe esercitato l’egemonia. L’Italia si è trovata nella morsa di questo scontro. Ecco: l’opera del cardinal Camillo Ruini (1931-2026) può essere pensata all’interno di questa battaglia. Ruini ha cercato di recuperare l’egemonia culturale cattolica nel periodo seguente il crollo del comunismo, ma anche della dissoluzione della Prima Repubblica. 


Per molti versi, il disegno gramsciano è stato realizzato. Nel secondo dopoguerra, la sinistra ha in effetti conquistato gradualmente l’egemonia puntando soprattutto sull’università e sull’industria culturale italiana. La saldatura tra cultura di sinistra e cultura radicale ha avuto nel ‘68 un picco di forza che ha nei decenni successivi cambiato il volto del Paese. 


Dopo il Vaticano II, il cattolicesimo italiano ha subìto la crescente influenza della cultura comunista-radicale (oggi diremmo: progressista) provando a non rispondervi in modo muscolare, ma assecondandola per provare a smorzarla da dentro. Questa strategia non è stata vincente. 


Poi, nel 1989, col crollo del muro di Berlino e la fine della Prima Repubblica, Ruini si è trovato a presiedere la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) per un lungo periodo cercando di applicare in Italia il programma del papato di Giovanni Paolo II. A livello mondiale, mentre il papa polacco cercava di rilanciare il protagonismo della chiesa cattolica negli affari mondiali: religiosi, politici, sociali, culturali, si può dire che Ruini cercò di applicare lo stesso programma in Italia. 


Crollato il comunismo, finita la stagione dei partiti (anche la DC), non si apriva uno spazio per ripresentare il cattolicesimo come il collante culturale del Paese e la chiesa cattolica come l’agenzia sovrapartitica in grado di assicurare l’unità del Paese? Ora che le ideologie (compreso il comunismo) erano in crisi, non doveva la chiesa di Roma ripresentarsi non più come soggetto in difesa, ma come un corpo sociale rivitalizzato in grado di egemonizzare la cultura italiana? 


Il “Progetto culturale” della CEI è stata l’iniziativa del cardinal Ruini che, dalla metà degli Anni Novanta, ha provato a dare corpo all’offensiva cattolica in Italia. Combinando fermezza su “principi non negoziabili” e elasticità nell’interloquire con soggetti diversi, Ruini ha riportato il cattolicesimo italiano in apparente posizione di centralità in Italia. Il cardinale è diventato un punto di riferimento della politica (da Prodi, di cui era amico ma da cui era distante politicamente, a Berlusconi, che veniva da altro mondo ma assicurava deferenza rispetto agli interessi della chiesa cattolica) e della cultura (i principali quotidiani lo intervistavano spesso). La voce di Ruini, forse increspata solo da quella del cardinal Martini, è stata sentita forte e chiara per lunghi anni nella vita pubblica italiana.  


La sua “vittoria” al referendum sulla procreazione assistita (2004), quando le astensioni da lui incoraggiate fecero fallire il referendum, ha segnato lo zenit del progetto ruiniano, ma anche l’inizio del suo declino. Fu infatti una vittoria in negativo e non un’assimilazione della visione cattolica. Il “Progetto” ruiniano è stato l’ultimo tentativo di reclamare l’Italia alla sua identità cattolica tradizionalmente intesa. 


È riuscito Ruini a invertire la rotta nella battaglia per l’egemonia culturale e a riportare il pallino nel campo cattolico? Gli anni successivi hanno mostrato di no. Esternamente, la società italiana ha mostrato di non essere più supinamente sottomessa alle redini cattoliche. Internamente, la chiesa cattolica stessa, da papa Francesco in poi, ha cambiato radicalmente strategia non volendo più ingaggiare la lotta per l’egemonia in forma apparentemente muscolare. In ogni caso, il tema dell’egemonia, introdotto da Gramsci e ripreso a suo modo da Ruini, rimane aperto.


In tutta la sua vita, Ruini non sembra aver mai avuto un pensiero o un interesse per il mondo evangelico. Forse è stato totalmente assorbito nell’attrezzare il cattolicesimo per recuperare egemonia, da non prestare attenzione alla minoranza evangelica italiana che non era funzionale al suo progetto.