Sospensioni a scuola. E l’autorità dei genitori?
Gregorio (nome di fantasia) aveva reagito male. Un suo compagno gli aveva messo un pacchetto di patatine vuoto nel cappuccio e lui, in un impeto di rabbia, lo aveva preso e scaraventato contro un banco rompendogli un dente e danneggiandogliene un altro. Gregorio era nei guai. Ora il consiglio di classe si sarebbe riunito e avrebbe potuto prendere un provvedimento di sospensione.
Dall’anno scolastico 2026/27 le sospensioni disciplinari per gli studenti sono cambiate. Fino allo scorso anno scolastico uno studente sospeso doveva, nella maggior parte dei casi, restare a casa da scuola per un determinato numero di giorni. Dall’anno scolastico in corso, al contrario, uno studente sospeso deve venire a scuola, ma non può partecipare alle lezioni; per le sospensioni più lunghe, invece, occorre attivare per lo studente un’attività socialmente utile al di fuori della scuola con enti specifici.
Fino all’anno scorso il consiglio di classe (ossia l’insieme dei professori dello studente, i rappresentanti dei genitori e i rappresentanti degli studenti) avrebbe parlato con Gregorio e i suoi genitori, avrebbe spiegato quanto accaduto, cosa aveva portato il consiglio di classe a determinare una sospensione ed sarebbe stato nella maggioranza dei casi un momento dialogo. Da questo dialogo ci si augurava che i genitori comprendessero meglio la situazione scolastica di Gregorio e che Gregorio stesso potesse uscirne più consapevole, più maturo e cambiato. A quel punto Gregorio sarebbe rimasto a casa da scuola per un determinato numero di giorni. Questo atto disciplinare nei confronti dello studente mirava al suo cambiamento e al suo reinserimento nella scuola con un atteggiamento migliore. Volendo usare un termine biblico, la sospensione di Gregorio mirava alla sua edificazione.
Da questo anno scolastico, invece, la prima parte del dialogo è rimasta identica, ma l’atto disciplinare non allontana Gregorio dalla scuola per qualche giorno. Lo fa venire a scuola, ma senza partecipare alle lezioni; oppure, per sospensioni più lunghe, non lo fa venire a scuola, ma lo manda a collaborare con enti individuati in uno specifico elenco.
Le sospensioni “alla vecchia maniera” e “alla nuova maniera” hanno entrambe pregi e difetti, anche se differenti. Qui ci focalizzeremo solo su un aspetto che è il ruolo dei genitori dello studente sospeso.
In entrambi i casi i genitori vengono coinvolti dal consiglio di classe che cerca un dialogo. Quello che cambia in modo significativo è nell’applicazione della sanzione. In una sospensione “alla vecchia maniera” i genitori riprendevano in carico totalmente Gregorio per qualche giorno. Nella sospensione “alla nuova maniera” Gregorio subisce la sua sanzione a scuola o presso un ente, ma i genitori sono tenuti fuori dall’applicazione del provvedimento disciplinare.
Dal punto di vista biblico la responsabilità primaria e principale su Gregorio spetta ai genitori. I genitori hanno un tipo di autorità, usando le categorie che Jonathan Leeman usa nel suo libro Authority, che possiamo definire di “comando” e non semplicemente di “consiglio”.
Certamente i genitori consigliano Gregorio, ma possono anche comandargli alcune cose. Quest’autorità di comando è al di fuori del limite di autorità della scuola. Riprendendo spunto dal libro di Leeman, l’autorità che i genitori esercitano su Gregorio dovrebbe essere un decrescendo costante (eccetto alcune fasi o occasioni) per accompagnarlo a essere un adulto. Al contempo, con la crescita di Gregorio, l’autorità dei genitori dovrebbe spostarsi dall’essere un’autorità di comando a essere sempre più un’autorità di consiglio.
Se torniamo alle sospensioni, in quelle “alla vecchia maniera” i genitori di Gregorio sarebbero stati messi al centro come autorità nel mettere in atto la sanzione disciplinare. Nella sospensione “alla nuova maniera” i genitori di Gregorio sono coinvolti in un colloquio con la scuola, ma sono sostanzialmente tenuti fuori dall’applicazione della sanzione perché chi applica la sanzione è la scuola (che tiene Gregorio tra le sue mura, ma non a lezione con tutte le difficoltà organizzative correlate) o un ente esterno individuato dalla scuola in un elenco.
Questo slittamento può sembrare sottile, nel senso che una sanzione viene comunque imposta a Gregorio, ma l’autorità genitoriale viene sempre più messa da parte. In questo slittamento comporta può essere letto almeno tramite quattro principi sottostanti che, seppur contrastanti tra loro, si mescolano:
(1) i genitori non sono più riconosciuti come un’autorità credibile da parte della scuola;
(2) la scuola si arroga totalmente un’autorità che non le spetta;
(3) l’autorità primaria e principale dei genitori sui figli viene in qualche modo offuscata;
(4) si vogliono alleviare i genitori dal dover gestire totalmente un figlio per alcuni giorni.
Almeno per quanto riguarda gli studenti più giovani frequentanti i primi anni delle superiori, questa scelta della scuola pubblica dovrebbe farci riflettere perché toglie autorità ai genitori per consegnarla alla scuola. Questo cambiamento non è allineato ai principi biblici: probabilmente è frutto, in senso molto ampio, di una secolarizzazione crescente e probabilmente tenderà sul lungo periodo a ledere ulteriormente l’autorità genitoriale sui figli.