Laboratorio della predicazione (III). Leggere Rut, scoprire Cristo
Due Testamenti, una Bibbia. Questo è l’assunto della teologia biblica che onora la diversità del canone apprezzando al contempo la sua profonda unità. A tenere insieme tutto è Cristo annunciato e prefigurato nell’Antico Testamento e incarnato e proclamato nel Nuovo.
Questo ha evidenti implicazioni per la predicazione cristiana. Senza l’unità dei Testamenti, l’annuncio cristiano sarà gravemente inficiato. Senza l’apprezzamento che Cristo è al centro del messaggio biblico, la predicazione sarà moralistica o legalistica o sensazionalistica, ma non evangelica.
Al Laboratorio della predicazione (IFED, Padova, 9-11 luglio) grande attenzione è posta sull’interpretazione cristologica dell’Antico Testamento. Nell’edizione di quest’anno una sessione è stata dedicata alla lettura cristologica del libro di Rut.
In due ricche relazioni, Clark Bates, nuovo bibliotecario dell’Istituto e professore di Nuovo Testamento al Forge Theological Seminary, ha introdotto la lettura tipologica della Bibbia. In sintesi, essa è “la corrispondenza storica voluta da Dio e dall'autore e l'intensificarsi del
significato tra persone, eventi e istituzioni nell'arco della storia della redenzione biblica (cioè nel contesto del patto)”.
Tutta la Bibbia è costruita su intrecci narrativi che parlano di Gesù Cristo e la sua opera (Luca 24, 25-27; Giovanni 5,39). Rut non è da meno. Lei entra nella genealogia di Davide e quindi di Gesù, pur non avendone diritto “naturale”, così come tutti i credenti sono adottati nella famiglia di Dio per grazia soltanto e per fede soltanto. Lei è “riscattata” da Boaz che la strappa da una condizione di miseria, così come Cristo redime i suoi figli dalla perdizione. Lei è sposa del suo “redentore”, come la chiesa diventa sposa di Cristo.
Insomma, questi e altri elementi sono lì a mostrare come nel leggere la storia di Rut, non si rimane solo all’interno di una micro-storia dell’antico Oriente, ma si viene introdotti nella grande storia che ha al centro la persona e l’opera di Cristo.
In altri momenti delle relazioni, Bates ha mostrato i collegamenti che la storia di Rut ha con il libro dell’Esodo. In Esodo 15, le acque sono “amare” e un ramo viene usato per renderle bevibili. In Rut, Naomi chiede di essere chiamata Mara perché la vita le ha riservato amarezze; eppure il ramo d’Isai che sarà generato da Rut e Boaz sarà colui che porterà salvezza e dolcezza a vite perse ed amareggiate.
Ci sono anche interessanti intrecci con la storia di Maria e con i pasti che troviamo nei vangeli. Inoltre, colui che aveva un diritto su Rut non lo può esercitare, mentre Boaz sopravviene per esercitarlo. Come la legge non può condurre a salvezza, così Cristo è il solo che può farlo. Anche in questo caso, la storia di Rut anticipa e prefigura temi redentivi che saranno sviluppati nella storia della rivelazione e che trovano in Cristo il perno di tutto il messaggio biblico.
Insomma, Cristo è visto come il «ramo» che risanerà la vita “amara” di Naomi (Rut 1); Cristo è il sostentatore degli stanchi nei campi (Rut 2); Cristo è il protettore divino nell’aia (Rut 3); Cristo è colui che redime ciò che la legge non poteva redimere (Rut 4). Senza la chiave di lettura di Cristo, il libro di Rut perde la sua carica canonica e redentiva.
Il Laboratorio ha ancora una volta incoraggiato i partecipanti a immergersi nella teologia biblica per usare in modo fedele le tipologie, i parallelismi, gli intrecci che tengono insieme tutto il canone biblico e che convergono nel presentare Gesù Cristo come il Signore e il Salvatore. Di questa predicazione cristocentrica ha bisogno la chiesa e il mondo.
Della stessa serie:
“Laboratorio della predicazione (I). In ascolto di Pierre Marcel” (13/7/2026)
“Laboratorio della predicazione (II). Predicare Dio secondo Dio” (14/7/2026)