Calvino, un riformatore rifugiato
Uno pensa che per avere un ministero fruttuoso una persona debba trovarsi nelle condizioni ideali per svolgerlo: avendo tempo, risorse, appoggi, reti di sostegno adeguate per potersi dedicare alla propria vocazione in un contesto caratterizzato da serenità e stabilità. Sbagliato. La vita di Giovanni Calvino indica proprio il contrario ed è solo una delle tantissime che si potrebbero ricordare.
Difficilmente qualcuno sosterrebbe che il ministero di Calvino sia stato anonimo e senza impatto. Al contrario, la sua opera riformatrice nel Cinquecento a Ginevra e in Europa è giustamente considerata tra le più impattanti che la storia della chiesa abbia registrato nel corso dei secoli. Eppure, l’esistenza di Calvino è quella di un rifugiato che vive in condizioni precarie gran parte della sua vita.
A parlare di Calvino in quanto rifugiato è un bel libro di Kenneth J. Woo, John Calvin, Refugee Theologian. Introducing a Reformed in Exile, Grand Rapids, Baker 2025. Il ritratto offerto è quello di un vero e proprio teologo in esilio.
Infatti, Calvino fugge dalla Francia, dapprima in modo temporaneo (1535) e poi in via definitiva nel 1536. Da quel momento, non vi avrebbe fatto più ritorno. Con quell’esperienza ancora da elaborare, Calvino, insieme al collega Guillaume Farel, visse nuovamente l’esilio quando, dopo soli due anni, furono banditi: Calvino lasciò Ginevra per Strasburgo.
Woo ha assunto l’arduo compito di ripercorrere il filo conduttore dell’esperienza di esilio di Calvino nei suoi scritti teologici, nei suoi commentari biblici, nella sua corrispondenza, nelle sue prediche e nei suoi scritti polemici.
Il libro aiuta a cogliere le tracce di questi sconvolgimenti in ciò che Calvino predica, sostiene e scrive. Il punto non è indurci a versare una lacrima per Calvino, ma a vederlo come una figura più complessa di quanto sembri a prima vista. Si tratta di un uomo con un passato, un uomo con una memoria. Ogni lettore di questo libro ne uscirà più empatico. Ogni lettore di Calvino leggerà il riformatore francese con maggiore attenzione a questo tratto della sua esistenza.
Il lettore che abbia una conoscenza generale della storia della Riforma ricorderà forse che un buon numero di riformatori contemporanei a Calvino ebbe esperienze di vita molto simili alle sue. John Knox (m. 1572) era già stato esiliato dalla Scozia, aveva subìto la prigionia in Francia, poi era stato costretto a fuggire dall’Inghilterra edwardiana e aveva ricevuto un’accoglienza fredda a Francoforte prima di stabilirsi nella Ginevra di Calvino.
Anche i protestanti italiani Pietro Martire Vermigli (m. 1562) e Girolamo Zanchi (m. 1590) erano esiliati dalla loro patria (Vermigli dovette infine fuggire da Oxford nel 1553, proprio come era fuggito dall’Italia). Zanchi si era rifugiato a Heidelberg. Lo stesso Bucero di Strasburgo, che strinse amicizia con Calvino nel 1538, dovette fuggire da quella città e morì a Cambridge, in Inghilterra, nel 1551. Il riformatore polacco Jan á Lasko (m. 1560) era già un rifugiato quando si trovava a Emden, nel Sacro Romano Impero. Giunse a Londra nel 1548, ma già nel 1553 quella città non era più un luogo sicuro per lui. In questo contesto più ampio, Calvino, anch’egli rifugiato, godeva di una stabilità relativamente maggiore rispetto a molti dei suoi contemporanei.
La cruda verità è che le osservazioni formulate da Woo sul riformatore di Ginevra potrebbero benissimo trovare riscontro nell’analisi delle opere e delle vite di molti suoi contemporanei. Le loro storie sono quelle di cui si parla troppo poco. Sono numerosi i riformatori europei (e italiani!) le cui esperienze di esilio meritano ancora di essere approfondite.
La vicenda di Calvino indica che, in fondo, è Dio che opera nella vita della chiesa: in condizioni ordinarie e straordinarie, in circostanze pacifiche o turbolente, in tempi di pace o di conflitti, godendo dei diritti fondamentali o meno. Se Dio è all’opera, anche un rifugiato può avere un impatto significativo sul suo tempo e oltre. La storia di Calvino il rifugiato ne è un esempio evidente.