Carismatici cattolici ed evangelici uniti? La mission del movimento carismatico cattolico

 
 

Una cerniera tra il cattolicesimo istituzionale e le chiese pentecostali ed evangeliche. Questa è la mission del movimento carismatico cattolico che emerge dal libro di Filippo D’Alessandro, Il sogno di Dio. L’unità dei cristiani nella potenza dello Spirito, Rimini, Edizioni Rinnovamento nello Spirito Santo 2026. 


L’autore ne parla con cognizione di causa essendo direttore regionale per la Puglia del Rinnovamento nello Spirito e Delegato nazionale per l’unità dei cristiani. Nel libro raccoglie vari contributi tutti mirati ad illustrare la finalità dell’ecumenismo carismatico: nelle parole di papa Francesco in occasione di un incontro con pastori pentecostali nel 2020, si tratta di “creare comunione e collaborazione tra le diverse realtà carismatiche” (35). O, nelle parole dell’autore stesso, “creare connessioni tra i nostri fratelli pentecostali e i presbiteri e i Vescovi presenti sul territorio” e quindi essere “un anello di congiunzione” (200).


Il libro non propone una storia del movimento carismatico cattolico nato nel 1967, ma contiene alcune storie significative e intrecciate alla biografia dell’autore, come, ad esempio, gli incontri che papa Francesco ha avuto con esponenti pentecostali italiani e internazionali. Il movimento pentecostale nel suo complesso è visto come una "corrente di grazia” trasversale e il battesimo dello Spirito Santo ad esso associato come una “grazia ecumenica” (91).


In altri capitoli, D’Alessandro espone la visione cattolica dell’esperienza carismatica. Essa è inserita dentro il cammino sacramentale ed è vista come un’attivazione, un risveglio, uno scongelamento del sacramento del battesimo. Dunque, nell’accezione cattolica, essa non mette minimamente in discussione la struttura gerarchica e sacramentale della chiesa cattolica, nonché i dogmi mariani e le devozioni ad essi associati. Per così dire, si integra nel vissuto cattolico aggiungendo un di più ma non sottraendo nulla.


D’Alessandro è un ammiratore di papa Francesco e tesse le lodi soprattutto dell’enciclica Fratelli tutti (2020) e del Documento sulla fratellanza umana di Abu Dhabi (2019) firmato insieme al grande imam di Al-Azhar, nonché del suo concetto di “ecumenismo del sangue”. Per lui, dialogo ecumenico e dialogo inter-religioso, benché distinti, vanno di pari passo perché entrambi esprimono la cattolicità del cattolicesimo, la sua sete di unità.


A tratti il suo linguaggio è simil-evangelico (quando ad esempio parla della comunione dei “nati di nuovo”, 116), ma l’impianto del suo pensiero è cattolico perché essere nati di nuovo coincide con l’essere battezzati, non necessariamente credenti in Gesù Cristo. Nell’ottica cattolica, ogni battezzato è nato di nuovo. Ma è così per la Bibbia?


Nel dare suggerimenti su come organizzare eventi ed incontri con i pentecostali evangelici, consiglia di evitare espressioni devozionali legate a Maria e ai santi, riferimenti a contenuti sensibili come le indulgenze e il purgatorio, così come alle apparizioni mariane e alle rivelazioni private (204). Vi è quindi l’intenzione, se non di occultare, almeno di provare a coprire le specificità cattolico-romane. 


Senza voler mettere in dubbio la buona fede delle persone, non si può evitare di chiedersi se queste pratiche siano spiritualmente oneste. Si promuove veramente il dialogo se non si ha il coraggio di dire e di fare le cose che si credono? E poi, gli evangelici che partecipano a questi incontri come possono essere ingenui da pensare che vi sia un’autentica spiritualità evangelica se la fede dei carismatici cattolici non abbandona gli elementi non biblici, se non anti-biblici, del suo credo e della sua pratica?


Nella Presentazione del libro, il vescovo Derio Olivero, presidente della Commissione CEI per l’ecumenismo, scrive che la paura dell’ecumenismo nasce “da un’identità fragile o poco consapevole” (9). Non è necessariamente vero. Anzi, è vero il contrario. Più l’identità evangelica è solida, più essa sa che l’ecumenismo che nasconde le identità o che le ricopre di linguaggio carismatico senza riformarle da dentro non corrisponde alla preghiera del Signore Gesù al Padre di Giovanni 17. 


Se una persona è nata di nuovo, nata dallo Spirito e discepola di Gesù Cristo, il bagaglio cattolico-romano fatto di tradizioni estranee e contrarie alla Scrittura va riformato, non semplicemente e tatticamente nascosto. Dire questo agli amici cattolici carismatici non significa essere contrari al dialogo. Significa dialogare nella verità, sottomettendosi alla Parola di Dio. Altre vie sono scorciatoie, forse funzionali all’ecumenismo cattolico, ma non all’unità biblica.