Como in Champions League: miracolo o risultato calcolato?

 
 

Solo dieci anni fa la squadra del Como falliva e ripartiva dalla serie D. Ora, arrivata quarta in campionato, si è guadagnata un posto in Champions League, insieme alle più blasonate squadre dell’Inter, Napoli e Roma. Dalla stalla alle stelle: una provinciale di una città media nell’olimpo del calcio europeo.


Il successo del Como ha acceso un dibattito che merita di essere segnalato: per spiegare quello che è successo, alcuni hanno invocato il “miracolo”, altri hanno invece insistito sul “merito” della programmazione. Per i primi, il risultato è del tutto inaspettato ed eccedente le aspettative; per i secondi, si è trattata di una prevedibile e pianificata storia di un investimento economico e gestionale.


La tesi del “miracolo” richiama il fatto che il Como quest’anno è partito come una squadra di giocatori quasi sconosciuti in una città senza una tradizione tra le grandi del calcio italiano. Secondo questa interpretazione, il quarto posto non è spiegabile se non con il riferimento ad una serie di eventi straordinari ed imponderabili: una catena di risultati positivi, tante prestazioni eccellenti, l’esplosione di talenti come Nico Paz, il clima favorevole intorno alla squadra, il basso profilo che non ha montato la testa a nessuno.


La tesi del “calcolo”, invece, dà al successo del Como un’altra lettura. Per questa chiave interpretativa, il quarto posto è stato un risultato logico e prevedibilissimo, frutto di una catena di investimenti mirati e di gestione super-professionale. La scelta di un allenatore in carriera come Cesc Fàbregas, un mercato che ha speso molto andando a cercare non i nomi “noti” ma i giocatori validi e promettenti, la creazione di un gruppo che interpreta un progetto, una visione di lungo periodo che però produce risultati subito: queste non sono casualità, ma scelte mirate sostenute da un’ambizione studiata a tavolino.


Dunque, miracolo (evento straordinario) o calcolo (effetto di una serie di cause)? Non entro nel merito calcistico e sportivo della questione. Quello che dà a pensare è il ricorso a termini biblici (o più in generale della tradizione teologica cristiana) nel provare a spiegare quanto accade. Anche la società secolare, e il mondo del calcio in particolare, fa ricorso a categorie che dovrebbero essere familiari per i credenti.


La tesi del “miracolo” presuppone che la realtà sia “aperta” all’inaspettato, che ciò che viene prima non predice meccanicamente ciò che viene dopo, che esiste un delta imponderabile tra le risorse esistenti e i risultati successivi. Lo straordinario eccede l’ordinario e non richiede i suoi mezzi e le sue procedure consuete per accadere.


La tesi del “calcolo” invece suggerisce che la realtà sia programmata in modo quasi-deterministico, che per arrivare a dei risultati bisogna investire capitali e organizzare un sistema che li produca, che tra azioni da mettere in campo e risultato finale vi sia un forte nesso di casualità. L’ordinario avviene dentro schemi di gioco prevedibili e concatenati. Per arrivare agli effetti bisogna attivare mezzi e procedure in grado di produrli.


Per la teologia cristiana, questi discorsi richiamano la dottrina della provvidenza divina. Nelle vicende del mondo, Dio agisce in modo straordinario o ordinario? Imprevedibile o prevedibile? Fuori dagli schemi o dentro procedure già note? La risposta è che Dio agisce come vuole. Le due modalità non sono in antitesi, ma Dio le usa a suo piacimento. Egli chiama all’uso ragionevole, responsabile e progettuale delle facoltà umane dentro un quadro di leggi stabili; d’altra parte, Egli è libero di agire “diversamente” quando e dove vuole senza minare la sua affidabilità divina.


In un certo senso, il calcio (come ogni ambito della vita del resto) e la storia del Como in Champions League rispecchiano questa dinamica ariosa ed interconnessa della provvidenza divina. 


Nel dibattito sul successo del Como, c’è un altro elemento evangelico che è emerso. Qualcuno ha richiamato il detto di Gesù: “gli ultimi saranno i primi” (Matteo 19,30). Leggi: il Milan e la Juventus (primi per storia, successi, soldi, campioni in squadra) sono rimasti fuori dalla Champions, il Como (tra gli ultimi della serie A) vi è invece entrato. Si è verificato un sovvertimento dei ruoli che ha umiliato i grandi ed esaltato i piccoli.