Dopo John MacArthur. Le transizioni pastorali e le loro criticità

 
 

La notizia che la Grace Community Church (California) ha riconosciuto il suo nuovo pastore riporta all’attenzione un tema che riguarda tutte le chiese: la transizione da un pastore all’altro o da una conduzione all’altra. La Grace Community Church (GCC) non è una chiesa qualunque. Per 56 anni è stata guidata da John MacArthur (1939-2025), una delle personalità evangeliche più note degli ultimi decenni. Alla chiesa californiana sono legati anche istituzioni come un’università e una facoltà di teologia, canali mediatici come Grace to You, iniziative missionarie in tutto il mondo, ecc. 


Nella mappatura delle chiese evangeliche conosciute a livello globale, la GCC riveste anche un ruolo simbolico in quanto il ministero di MacArthur ha strettamente collegato alla chiesa tutto il ventaglio di opere conosciute ben oltre i confini americani. Dunque, la transizione pastorale a GCC è un processo che non solo ha una rilevanza locale, ma è una scelta che si riverbererà su svariati ministeri ad impatto internazionale.


La GCC ha riconosciuto Nathan Busenitz come il nuovo pastore senior. 48 anni, già preside della facoltà di teologia e coinvolto nel collegio degli anziani da molti anni, Busenitz è una figura interna alla chiesa. La scelta è quindi ricaduta su un “discepolo” di MacArthur e un suo stretto collaboratore. Non giovanissimo anche se giovanile, Busenitz è un pastore-teologo già conosciuto alla chiesa e che presumibilmente condurrà la chiesa in un percorso di continuità con il cinquantennio macarthuriano.


Le transizioni pastorali sono tutt’altro che momenti scontati o pacifici, soprattutto quando si tratta di sostituire uomini che hanno avuto profili di elevato spessore. Non tutte le transizioni sono andate a buon fine. Solo per rimanere nella seconda metà del Novecento, si sono rivelate problematiche le transizioni a seguito del pastorato di Martyn Lloyd-Jones alla Westminster Chapel di Londra. Anche la prima successione di John Piper alla chiesa battista Bethlehem di Minneapolis ha portato problemi e confusione. Invece di riconoscere un successore, la chiesa Redeemer di Tim Keller a New York si è quadruplicata in quattro chiese particolari ritenendo che la statura di Keller non avrebbe consentito ad un solo successore di portarne avanti il ministero ecclesiale.


Insomma, questi rapidi cenni raccontano di come le transizioni siano un momento critico per la vita della chiesa, soprattutto quando il ministero precedente è stato caratterizzato da longevità, profondità spirituale, estensione d’impatto e diramazioni istituzionali ramificate. 


Nella decisione di GCC, va sottolineata la scelta “interna” e “collaudata”. Altre mega-chiese, ma anche chiese di più piccole dimensioni, e non solo nord-americane, affrontano la transizione come una “ricerca sul mercato” della persona con le caratteristiche delineate da un comitato ristretto incaricato della scelta. Si mette un annuncio, si raccolgono candidature, si fanno interviste, si organizzano prove omiletiche … e poi si sceglie il pastore. Il procedimento è lo stesso che avverrebbe in un’azienda. È questo il modo che meglio riflette l’insegnamento biblico delle lettere pastorali?


Nelle chiese di piccole dimensioni, le transizioni pastorali presentano altre criticità. Intanto, spesso non sono neanche tematizzate e considerate un argomento da preparare per tempo in uno spirito di preghiera e di formazione intenzionale dei quadri. Questo porta ad una impreparazione di fondo e ad un’improvvisazione talvolta pericolosa. 


In tutti i casi, molto dipende dai conduttori attuali e da come preparano la chiesa al futuro. Incoraggiano la crescita di più giovani anziani? Delegano responsabilità in modo da far maturare doni e ministeri? Coltivano una cultura ecclesiale della responsabilità diffusa e della visione a lungo termine?


D’altra parte, i più giovani sono aperti a cammini di formazione che vedano la chiesa locale come principale campo di servizio? Si mettono in gioco in vista dell’assunzione di responsabilità anche nelle mansioni meno vistose? 


Le transizioni pastorali non accadono in modo automatico: sono il frutto di dinamiche complesse che, sotto la provvidenza di Dio, interpellano tutti/e ora, ciascuno per la propria parte.