Evangelici e politica. Oltre i tabù e le scorciatoie
C’è tema più divisivo della politica? Chi mai vorrebbe trattare all’interno di una chiesa evangelica un argomento così spinoso? Non si creeranno delle fratture insanabili all’interno del già frammentato mondo evangelico?
Per provare a rispondere a queste domande, sabato 31 gennaio si è tenuto a Reggio Emilia un incontro dal titolo Evangelici e politica il cui relatore è stato Leonardo De Chirico.
Il prof. De Chirico è partito dalla lettura del testo di Romani 13,1-7, un testo certamente centrale all’interno della comprensione biblica della politica. Come però ha sottolineato in seguito nel suo intervento, questo testo centrale non è totalizzante se si pensa alla comprensione biblica della politica nella sua completezza. Non si può nemmeno dire che il 2026 sia il primo anno in cui l’evangelicalismo italiano affronta il tema della politica, come dimostrano alcuni documenti dell’Alleanza Evangelica Italiana, alcuni numeri di Studi di teologia e libri presenti nell’editoria evangelica italiana sull’argomento. Inoltre, nel 2025 si sono tenute le Giornate teologiche dell’IFED proprio sul tema “La politica del vangelo”.
Il punto di partenza è stato il fatto che il filo della politica si intreccia con la narrazione biblica come un filo in un ordito più complesso. Si parte, già dalle prime pagine della Bibbia, con un’espansione della comunità che va oltre il nucleo familiare, arrivando ben presto al concetto di città, Stato, passando per i clan teocratici di Israele e le dominazioni straniere sul popolo d’Israele. Nonostante più volte la storia biblica porti il popolo di Dio sotto la dominazione straniera, emergono figure apicali per il mondo politico dal popolo d’Israele.
Giuseppe in Egitto e Daniele a Babilonia sono certamente esempi di eccellenza politica del popolo d’Israele espressa in contesto di oppressione del proprio popolo di appartenenza. Questa oppressione verrà sperimentata anche dalle generazioni cristiane dei primi secoli: come il Messia fu condannato in modo politico (re dei Giudei), così i suoi discepoli saranno perseguitati per il concetto di Regno di Dio.
Nella persecuzione subita dai cristiani odierni, in vario modo e con diverse sfumature di gravità nel mondo, occorre prestare attenzione a non dimenticare che la Bibbia si conclude con il trionfo del Regno di Dio e non con quello di Cesare o di qualche altro personaggio che potremmo definire un potente politico.
Dal racconto biblico possiamo pertanto trarre alcuni architravi. Il primo è che Dio è Signore di tutta la realtà creata, quindi anche della politica umana; l’uomo è stato creato da Dio come essere politico e questo non è un elemento fuori dal controllo divino o che è sfuggito di mano al Creatore.
Il secondo architrave riguarda le sfere differenziate della realtà umana che formano come un mosaico di elementi da comporre simbioticamente; tutte queste tessere fanno parte del buon mondo di Dio, quindi la politica non è più sporca di altre tessere del mosaico rendendosi da rifiutare per i cristiani.
La politica, come terzo architrave da affiancare strettamente al secondo, è rotta dal peccato come ogni ambito della vita umana e la Bibbia non ha alcuna esitazione nel mostrarci questo aspetto.
Il quarto architrave è che Cristo viene per redimere ogni cosa, politica inclusa, ma dobbiamo riconoscere di vivere in una fase di redenzione inaugurata e non ancora compiuta definitivamente (già e non ancora); il compimento avverrà solo con la città di Dio, volendo usare un termine agostiniano, a cui aneliamo in questi giorni terreni.
L’ultimo architrave è la comprensione della politica e della sua opera come elemento penultimo e transitorio, tenendo ferma la consapevolezza che l’elemento ultimo, eterno e definitivo consiste nel Regno di Dio e non nei regni di questo mondo.
In tutto questo la chiesa deve restare vigile come ambasciata del Regno di Dio (vedasi 2 Corinzi 5,20 e Jonathan Leeman, Essere un membro di chiesa, Coram Deo, 2020) esercitando gli uffici profetico, regale e sacerdotale a imitazione di Cristo. L’ufficio profetico si realizza nell’annuncio del vangelo e nella denuncia del peccato, anche interloquendo con la politica. L’ufficio regale si realizza nel vivere pienamente il proprio ruolo come chiesa senza pretendere di appropriarsi della sovranità di altre sfere dell’esistenza umana e senza permettere che altre sfere si approprino della sfera che Dio ha riservato alla chiesa. L’ufficio sacerdotale si sviluppa in particolare con la preghiera per le autorità.
Mettendo insieme l’ordito biblico, i principali architravi che ne derivano e la necessità per la chiesa di essere un’ambasciata che esercita gli uffici profetico, regale e sacerdotale, il prof. De Chirico ha condotto l’uditorio verso alcune conclusioni per capire meglio cosa fare oggi in Italia di fronte al tema della politica come evangelici.
Una prima direttrice è quello di familiarizzare con i documenti evangelici sul tema, ponendo particolare attenzione a quelli nati nel contesto del Movimento di Losanna e dell’Alleanza Evangelica; non siamo i primi evangelici ad affrontare questo tema e dobbiamo farlo nell’umiltà di conoscere il lavoro fatto da chi ci ha preceduto (magari anche solo di alcuni anni).
Una seconda direttrice proposta è quella del confronto sui temi politici in prossimità dei referendum e delle elezioni all’interno della chiesa; senza essere faziosi e tenendo presente che la politica non è il tema ultimo, definitivo e decisivo per valutare la vita cristiana (propria o altrui), si può utilizzare il Vademecum per le elezioni di Studi di teologia n. 32 (2004) come confronto all’interno della chiesa per valutare i vari programmi elettorali o motivazioni referendarie.
Una terza direttrice è la necessità di pregare per i governanti a tutti i livelli (da locale a globale) rispondendo alla richiesta biblica di farlo e riconoscendo la piena sovranità di Dio anche sulla politica.
Come quarta e ultima direttrice le chiese locali dovrebbero incoraggiare, o quantomeno non ostacolare, la partecipazione dei credenti alle organizzazioni intermedie come i comitati e le varie associazioni; ovviamente non tutti i credenti potranno avere lo stesso livello di impegno e questo varierà anche dalla competenza di ciascuno sui singoli temi, ma andrebbe evitata la stigmatizzazione di coloro che partecipano attivamente alla vita politica per cercare il bene della città e oltre (Geremia 29,7).
L’uditorio ha risposto all’intervento del prof. De Chirico con alcune domande e considerazioni, segno di interessamento alla sfera politica da parte del mondo evangelico, interessamento che raramente abbiamo visto trasformato in partecipazione attiva alla politica. Il mondo contemporaneo pone davanti a noi molte sfide e anche la politica, nella sua sfera di sovranità divinamente assegnata, dovrà in qualche modo affrontarle: il popolo evangelico italiano saprà produrre dei moderni Giuseppe e Daniele, eccellenze politiche nate dal popolo di Dio che si trova in condizione di minoranza?