Genitori ieri e oggi (II). In quanto regali, anche sacerdotali
La Parola di Dio offre alle famiglie la mappa per l'educazione dei figli, insieme a criteri in base ai quali possono rendere conto alla chiesa stessa. Più nello specifico, i tre uffici di Cristo sono il quadro di riferimento per presentare le responsabilità che Dio ha affidato ai genitori e per esaminare la pratica educativa. I genitori sono chiamati a svolgere un ruolo regale, sacerdotale e profetico.
In questa seconda parte ci concentreremo sull'aspetto sacerdotale del ruolo genitoriale dove questo ruolo si aggiunge a quello regale. Ciò significa che l'esercizio della disciplina e dell'autorità (la regalità), pur essendo essenziale, deve essere compiuto nell'amore e per amore, e sempre in modo misurato e appropriato (la sacerdodalità).
Nell'esercitare una genitorialità sacerdotale, occorre ricordare che l'atto della disciplina è anch'esso un atto d'amore e di grazia. La Bibbia afferma chiaramente che Dio disciplina i suoi figli perché li ama. Nel mondo occidentale di oggi, però, si sostiene spesso che la disciplina non sia amorevole, bensì dannosa per i bambini. Questo è comprensibile se si pensa a una disciplina che non sia appropriata né misurata, frutto di una rabbia peccaminosa. Il rimedio a tutto ciò, tuttavia, non è l'assenza di disciplina. La Bibbia è chiara: la disciplina, quando è esercitata secondo la Parola di Dio e i suoi princìpi, è un atto d'amore, non d'odio. Anzi, le Scritture vanno oltre e lasciano chiaramente intendere che la mancanza di disciplina equivale a una mancanza d'amore e quindi una mancanza sacerdotale.
Le Scritture sono anche preziose nel presentare un approccio misurato e amorevole al ruolo sacerdotale dei genitori, dimostrando una relazione armoniosa tra il ruolo regale e quello sacerdotale della genitorialità. Raggiungere questo equilibrio è difficile, ma è essenziale ed è la chiave per una genitorialità secondo Dio.
Un esempio a riguardo si trova in Ebrei 12,5-11. Questo brano offre spunti preziosi sul ruolo sacerdotale dei genitori. In primo luogo, l'atto stesso della disciplina — a patto che sia esercitata in modo misurato e appropriato — è un servizio sacerdotale. Se una genitorialità sacerdotale significa educare nell'amore e per amore, la Scrittura chiarisce allora che parte integrante dell'amare i figli consiste nel disciplinarli (v. 6). Ne consegue anche l'esatto contrario: una mancanza di disciplina è una mancanza d'amore (vv. 7-8).
La Scrittura va oltre ancora e definisce un figlio non disciplinato come un figlio illegittimo (v. 8). La disciplina è destinata ai figli perché produce santità (v. 10). Certo, sul momento è dolorosa per tutti i soggetti coinvolti, e i genitori non provano alcuna gioia nell'imporre una correzione sofferta; eppure, le loro responsabilità sacerdotali impongono loro di farlo (v. 11).
Insieme a Ebrei 12 e ad altri brani, vi è un termine biblico ricorrente nelle Scritture che offre una comprensione preziosa della sana relazione tra genitorialità regale e sacerdotale. Quel termine è shebet o shevet. Viene tradotto come “verga” o “bastone”. Nell'ebraico originale si riferisce in senso lato a un ramo, un bastone, una mazza o una verga. Tuttavia, comparendo in diversi contesti biblici, assume sfumature differenti pur mantenendo sempre un legame tra i vari significati.
Forse uno degli usi più noti di questa parola si trova nel Salmo 23,4, dove il bastone/la verga assolve a uno scopo sacerdotale: qui la verga del Signore guida e protegge. Altrove, il significato associato alla verga è regale nel suo intento. Anche in questo caso vediamo che la mancanza di regalità equivale a un fallimento sacerdotale: “Chi risparmia la verga odia suo figlio, ma chi lo ama lo corregge per tempo” (Proverbi 13,24; 22,15), e “Non risparmiare la correzione al bambino; se lo batti con la verga, non ne morrà. Lo batterai con la verga, ma lo salverai dal soggiorno dei morti” (Proverbi 23,13-14).
Mentre il mondo occidentale spesso compatisce il bambino che viene disciplinato, arrivando persino a legiferare contro la disciplina, la Bibbia compatisce chi non riceve disciplina, giungendo a definire beato colui che viene corretto dal Signore (Salmo 94,12; Giobbe 5,17).
Negare la disciplina significa negare la benedizione. Significa fallire come genitori sacerdotali. In questo la chiesa deve essere controcorrente e deve mostrare un esempio biblico e fedele a Dio.
Sebbene la disciplina sia una componente fondamentale del ruolo sacerdotale dei genitori — poiché la disciplina è amore e l'amore è sacerdotale —, essa deve sempre rimanere misurata, altrimenti cessa di essere sacerdotale. Sebbene i bambini non amino la disciplina e ne siano spesso frustrati, vi è una legittimità nella loro frustrazione quando la correzione ricevuta non è più misurata, ma diventa inappropriata e peccaminosa.
La Bibbia mette in guardia proprio da questo. Nella sua lettera ai Colossesi, Paolo dice ai figli di ubbidire ai loro genitori, perché ciò è gradito al Signore (3,20), ma comanda anche ai padri di non esasperare i loro figli, affinché non si scoraggino (3,21). Rivolge istruzioni analoghe agli Efesini: i figli devono ubbidire ai loro genitori (6,1), mentre i padri non devono provocare ad ira i loro figli, ma devono piuttosto allevarli nella disciplina del Signore (6,4). È proprio la disciplina del Signore ad avere un carattere sacerdotale, poiché è amorevole, misurata e genera santità, pace, e giustizia (Ebrei 12,10-11).
La chiesa è di inestimabile valore nell'aiutare i genitori a esercitare le proprie responsabilità genitoriali sacerdotali. Può aiutare i genitori a rendersi conto di quando la disciplina esercitata non è più sacerdotale, ma è diventata peccaminosa e suscita inopportunamente rabbia, frustrazione e scoraggiamento nei figli, e riconoscere quando il loro servizio sacerdotale verso i figli viene meno. I genitori dovrebbero ricercare con prontezza consigli, orientamento e riscontri da parte degli altri membri di chiesa e dei conduttori riguardo al proprio ruolo genitoriale.
In questo modo si pongono come voce controculturali, offrendo al mondo un esempio evangelico e una concreta alternativa di genitorialità plasmata dal vangelo biblico. Essi sono regali, sacerdotali e profetici, e non cessano mai di pregare per i loro figli. Nella parte conclusiva affronteremo l'ufficio profetico della genitorialità.
(continua)
P.S. Su questi temi sono molto utili Tedd Tripp, Pascere il cuore del fanciullo, Caltanissetta, Alfa & Omega 2002 e Paul David Tripp, Genitori cristiani, Roma, ADI-Media 2017.
Della stessa serie:
“Genitori ieri e oggi. Intanto regali” (7/10/2026)