J.I. Packer tra identità, catechesi ed eredità. Un webinar del FEFTI

 
 

Nel suo libro Introducing Major Theologians (2015), Michael Reeves, teologo evangelico e presidente di Union School of Theology, ha deciso di includere tra pensatori come Giustino, Ireneo, Atanasio, Agostino, Anselmo, Tommaso, Lutero, Calvino, Owen ed Edwards, Schleiermacher e Barth, anche J.I. Packer. Certo, uno potrebbe dedurre che la condivisa provenienza britannica e confessionale abbia viziato la scelta; eppure, anche in Italia, molti concorderebbero che Packer abbia tutte le carte in regola per rientrare nell’alveo dei più importanti teologi della storia della chiesa contemporanea. 


Ad approfondire il suo pensiero, in occasione del centenario della nascita (1926-2020), è stato il Forum degli Enti di Formazione Teologica Italiana (FEFTI), con un webinar ospitato il 29 settembre intitolato “La catechesi teologica di J. I. Packer”. Con la presidenza di Matteo Ricciardi, si sono susseguite tre relazioni: Leonardo De Chirico (IFED), “J.I. Packer: una biografia teologica”; Daniele Pasquale (IBEI), “La dottrina della Scrittura in Packer” e Giancarlo Farina (Casa della Bibbia), “Conoscere Dio: un classico della teologia evangelica del 20° secolo”. L’introduzione panoramica di De Chirico sulla biografia di Packer e i suoi tre fuochi teologici, cioè identità, catechesi ed eredità, ha preparato il terreno per gli ulteriori approfondimenti di Pasquale e Farina. 


Identità. Gran parte della fatica di Packer fu finalizzata al consolidamento dei pilastri della teologia evangelica. Pasquale ha illustrato il suo rilevante contributo nella dottrina della Scrittura, che lo portò alla pubblicazione di ‘Fundamentalism’ and the Word of God (1958) e di God has spoken (1979). Davanti al liberalismo e alla neo-ortodossia, che in varie accezioni e sfumature sminuivano l’autorità della Bibbia in quanto Parola di Dio, Packer ribadisce che il cristianesimo si fonda su una verità contenuta in una rivelazione affidabile e sicura quanto il suo Autore. 


Per Packer la postura identitaria evangelica di fronte a queste sfide deve mantenere contemporaneamente tre elementi: umiltà, priorità e coraggio. Umiltà nell’accogliere le critiche; priorità nel dare importanza alle questioni dirimenti; coraggio nell’affrontare le dispute per una comprensione fedele del vangelo. La presa di posizione di Packer lo portò a contribuire alle importanti dichiarazioni di Chicago (1978; 1982; 1986) e alla pubblicazione della English Standard Version (ESV), una delle traduzioni più utilizzate nel mondo anglofono. 


Catechesi. Packer, come ha osservato Farina, è stato un teologo-pastore, un pensatore del popolo, interessato a formare i credenti nella dottrina biblica, convinto che una retta comprensione di Dio portasse a una sana e profonda comunione con Dio. Conoscere Dio, senza dubbio il suo libro più conosciuto e pubblicato, è il risultato di questa convinzione. 


Se ci sono libri per un tempo, Conoscere Dio, secondo Farina, è un libro che attraversa il tempo, un evergreen e un classico che ha influenzato molti credenti italiani. Packer intravide il rischio di parlare del Dio trino solamente in quanto oggetto di studio scientifico e dimenticare che egli è innanzitutto una persona vivente con la quale avere una profonda comunione personale, basata su fiducia e ubbidienza. La conoscenza di Dio informa la nostra relazione con Lui, la nostra relazione con Lui in quanto figli adottati per fede, evita che la nostra conoscenza sia fine a sé stessa e fonte di orgoglio. Una sana conoscenza di Dio risulta in dossologia, un'adorazione sentita e biblicamente modellata.   


Eredità. Packer fu determinante nel rinascimento della tradizione puritana. Egli fu promotore della ripubblicazione dei testi dei teologi e pastori inglesi del XVI e XVII secolo, uno dei periodi d’oro dell’evangelicalismo storico. Anche se quest’aspetto non è stato approfondito, è chiaro come esso sia stato la linfa che ha influenzato l’impegno teologico di Packer. L’eredità puritana ha modellato il pensiero di Packer nella comprensione della Parola e nella necessità di educare le genti. Il suo approccio, alimentato da una eredità passata e al contempo militante nelle questioni contemporanee, gli ha permesso di coniugare fruttuosamente impegno pubblico e pietà personale. Ecco perché, come ha osservato Pasquale citando Reeves, Packer viene giustamente definito un “teologizzatore puritano”. 


Va anche detto che la conferenza non ha voluto presentare un’immagine agiografica di Packer. Due le lacune evidenziate: primo, l’incapacità di gestire la tensione creata dall’appello del suo amico e collega Martyn Lloyd-Jones di uscire dall’anglicanesimo e di pensare a una realtà evangelica a sé stante. Secondo, la firma e la promozione del documento “Evangelicals and Catholics Together” (1994), iniziativa così focalizzata sulla co-belligeranza sulle questioni morali da liquidare ingenuamente le questioni teologiche di base. 


In questi giorni ho conosciuto uno degli studenti di Packer. Il rispetto e la riverenza per il suo maestro trasparivano da ogni poro. La testimonianza positiva di chi l’ha conosciuto conferma che Packer era veramente un uomo conosciuto da Dio, desideroso di conoscerlo e di farlo conoscere. 


 Qui il video del webinar.