La notte di San Giovanni. Roma, le streghe e le risposte non date
Non solo San Pietro e San Paolo, ma anche San Giovanni evangelista e San Giovanni Battista. Roma prende tutto e tutti. A cinque giorni dalle celebrazioni dei patroni di Roma il 29 giugno, la città festeggia San Giovanni Battista a seguito della famosa notte omonima o meglio la "notte delle streghe".
La notte tra il 23 ed il 24 giugno, infatti, si cuce nella tradizione popolare di questa città la tela della confusione che la contraddistingue. La notte di San Giovanni trova origine nelle tradizioni pagane e nei riti che caratterizzavano i giorni del solstizio d'estate, i più lunghi dell'anno. Le tradizioni precristiane celebravano la notte ed il giorno con falò che dovevano servire a dare forza al sole che da quel momento avrebbe iniziato a perdere il suo apice nella corsa verso l'inverno. Tutto era accompagnato dai riti di adorazione alle divinità romane.
Con l'avvento del cristianesimo di massa, la festa radicata nella cultura italiana e romana si rivestì di una nuova narrazione senza cedere nella sostanza. Il solstizio d'estate diventò il giorno della celebrazione di Giovanni il Battista e la vigilia si trasformò nella "notte delle streghe". Il cristianesimo entrò nella cultura per rinarrarla senza effettivamente modificarla.
La convinzione popolare era che le streghe venissero chiamate all'adunata nei prati attorno al Laterano, il colle dove sorge l'arcibasilica di San Giovanni e la sede papale. Lì, i fantasmi di Erodiade e Salomè, colpevoli della decapitazione del Santo, si sarebbero prodigate insieme alle loro adepte, alla cattura delle anime da portare con loro nel viaggio verso Benevento.
I falò allora divennero uno strumento del popolo romano per scacciare le streghe. Ad ogni angolo della piazza c'era un calderone con zuppa di lumache, colpevoli di avere le corna è per questo utili da mangiare per scacciare le forze demoniache che opprimevano la città. Tamburi, campanacci, canti, urla e petardi venivano utilizzati per spaventare le dannate della notte ed impedire i loro oscuri piani.
Al mattino, poi in un gesto scaramantico, le donne romane si rotolavano nella rugiada dei prati nella convinzione del buono auspicio per i loro ventri. Tutto si concludeva al mattino con un colpo di cannone da Castel Sant'Angelo che dava il via alla messa del Papa nella Basilica di San Giovanni in Laterano.
Come direbbe un famoso chef, "questo è proprio un mappazzone". Negli anni la festa pian piano si è trasformata in eventi canori dove il vino e gli stornelli hanno preso il posto dell'aglio e della rugiada. L'urbanizzazione del primo Novecento, poi, ha fatto sparire i prati e la celebrazione pian piano si è spenta.
Ad oggi rimane nei cuori dei romani un sussulto per questa data e molte associazioni culturali tentano di riportarla in auge, ma senza grandi risultati. Domanda: perché un articolo su questa festa? Cosa dice a noi evangelici oggi?
Il cristianesimo non può limitarsi a rinarrare la realtà ma è chiamata a riformarla.
Il popolo di Dio non può limitarsi ad appiccicarsi alla cultura che vive ma è chiamato a riconsiderarla alla luce del vangelo di Cristo e ad essere uno strumento di riforma per questa società. Non possiamo vivere passivamente ciò che accade attorno a noi come un qualcosa di immodificabile. Se il cattolicesimo romano ha inglobato la cultura pagana, frequentemente gli evangelici hanno preferito l'isolamento. È necessario vivere ogni sfera della vita considerando che Gesù Cristo ne è il Sovrano. Un giorno, presto o tardi, tutto di questa città dovrà rendere conto all'unico Signore e Padrone. Non dimentichiamolo quando ci sentiamo piccoli e senza capacità.
Il cattolicesimo romano non ha cambiato la sua sostanza
È chiaro che la chiesa cattolica romana ha completamente virato dalla chiamata di Dio di essere luce e sale in questa terra. Se bene negli anni abbiano combattuto diverse superstizioni e la linea ufficiale non abbia mai inglobato certe pratiche, il compromesso si è comunque manifestato nei secoli. La festa di San Giovanni lo mostrava ieri e la confusione della città nelle sue pratiche secolari e religiose lo dimostra oggi. Se in passato si assorbivano riti pagani, oggi si assorbono vite totalmente confuse. Roma è pronta ad accogliere tutto ed a rinarrarla sotto la grande cupola vaticana o giovannea.
Le risposte che i romani cercano non sono ancora arrivate
Osservare i tentativi di rianimare la notte delle streghe da parte di associazioni culturali mi ha straziato il cuore. Per due motivi, anche se potrebbero essercene molti di piu: da un lato, parlare di streghe oggi sembra poter donare alla donna un simbolo di indipendenza, onore e considerazione che ancora manca. In alcuni ambienti culturali contemporanei, la strega è la donna che non si arrende, emancipata e dalla conoscenza profonda.
Ad oggi il ruolo della donna è ancora percepito come secondario ed in cerca di riscatto. Un riscatto che in Cristo è già avvenuto pienamente nella pace dei ruoli e delle benedizioni che Lui ha donato alle sue creature. Dall'altro, i romani vivono ancora nella paura, nella ricerca di un buon auspicio per la loro vita. La scaramanzia, più nascosta di altre regioni del sud, si manifesta nel calcio o nelle tradizioni, ma è forte e presente nel cuore. Solo Cristo è il buon auspicio che può davvero cambiare le vite delle persone oggi e per l'eternità.
La mia speranza oggi è che i nostri cuori possano essere scossi da ciò che i nostri occhi vedono in questa città, nel passato e nel presente, per essere strumenti nelle mani del Dio tre volte santo, per benedire questa città e per trasformarla con il vangelo di Cristo.