Predicare ai tempi dell’IA. Un chatbot al posto dello studio?
Si è scomodato addirittura il Wall Street Journal per parlare di pastori che usano l’Intelligenza Artificiale per preparare i sermoni. In un articolo di Anvee Bhutani (19/7/2026) vengono raccontate le storie di vari predicatori evangelici nord-americani che aprono una finestra, forse sorprendente per alcuni, sul ministero pastorale ai tempi dell’IA.
Si parla infatti di pastori che usano l’IA per preparare le liturgie, le preghiere durante il culto, i programmi formativi per i vari gruppi di studio, addirittura i nuovi canti (parole e musica) per averne sempre di diversi. Soprattutto, si racconta di come l’IA sia usata anche per dare ordine ai manoscritti dei sermoni, trovare illustrazioni, avere suggerimenti per applicazioni, mettere a punto battute o frasi memorabili, addirittura escogitare idee accattivanti per il messaggio o la serie successiva. L’IA è entrata prepotentemente nell’officina della predicazione. Un predicatore dice di fare brainstorming con l’IA prima e durante la redazione del sermone. Un altro riporta anche il fatto che quando avviene lo scollegamento, l’IA chiuda la comunicazione con un impegno: “pregherò per te e per il tuo sermone”!
Ovviamente, queste storie non riguardano tutti e non sempre avvengono in queste modalità invasive. Detto ciò, i racconti indicano chiaramente che il ministero pastorale è poroso all’IA come tutte le altre vocazioni e mansioni umane. Se non si applica discernimento, il confine tra assistenza e direzione, tra aiuto e sostituzione diventerà sempre più sottile.
Nelle storie raccontate dall’articolo, una delle ragioni addotte per fare ricorso all’IA è la scarsità di tempo. I pastori sembrano essere indaffarati in mille incombenze e trovano sollievo nell’IA che gliene fa risparmiare un po’. Almeno così sembra.
Un’altra ragione è l’insicurezza percepita nelle proprie capacità. Se un pastore non è inserito in un collegio o se nel collegio pastorale non si ha la libertà di condividere i pesi e le sfide, l’IA funziona come una spalla a cui appoggiarsi e un “collega” su cui fare affidamento. Ma fungere da pastore digitale è il suo ruolo?
L’IA sembra fornire scorciatoie a questioni vere che, se non affrontate in modo responsabile, finiscono per creare più problemi di quanto ne risolvano: su tutti la dipendenza da IA e la perdita dei connotati umani del ministero pastorale.
Nello svolgimento del servizio cristiano, ho avuto come punto di riferimento il vademecum del prof. Pietro Bolognesi, “Per una deontologia pastorale”, Studi di teologia N. 24 (2000) pp. 180-183 (ripubblicato in P. Bolognesi, Il popolo dei discepoli. Contributi per un’ecclesiologia evangelica, Caltanissetta, Alfa & Omega 2002, pp. 125-130). In questo documento viene tracciato un profilo deontologico del pastore che tocca la condotta personale, l’impegno ministeriale, le relazioni coi colleghi, le relazioni con le altre chiese, le relazioni con la società. Esso rimane un punto di riferimento all’avanguardia per persone impegnate nell’opera evangelica.
Vista la pervasività dell’IA nel ministero pastorale, soprattutto ma non solo nell’omiletica, è auspicabile che il vademecum sia aggiornato rispetto alle relazioni con l’IA. Ad esempio, potrebbe essere integrato con una rielaborazione delle linee-guida della Gospel Coalition applicate alla predicazione?
Se così fosse, quanti predicatori potrebbero sottoscrivere l’impegno seguente:
Come predicatore non ricorrerò all’intelligenza artificiale per:
l’ideazione,
la ricerca che vada oltre la semplice verifica dei fatti di base,
l’organizzazione,
la stesura,
o la revisione dei sermoni che vada oltre un semplice controllo ortografico.
L’articolo di Bhutani si conclude con il commento di una docente di filosofia che parafraso così: “Dopo aver liberato la chiesa dalla mediazione invasiva dell’istituzione ecclesiastica, Martin Lutero si rivolterebbe nella tomba se sapesse che i suoi pronipoti si rivolgono alla mediazione di un software teologico per predicare la Parola di Dio”.
P.S. Su questi temi si terranno le Giornate teologiche 2026 dell’IFED: “La testimonianza cristiana nell’era digitale” (11-12 settembre 2026).