Un anno con Papa Leone. Impressioni evangeliche
Papa mite e tosto? Papa tutto pace e dialogo? È ancora troppo presto per stabilizzare una lettura del papato di Leone XIV. Ad un anno dalla sua elezione (8 maggio 2025), tuttavia, è possibile intravedere alcune linee portanti che confermano quanto già intravisto in occasione dell’inizio del suo pontificato.
La linea geo-politica mondiale. In questo anno, la figura del papa americano ha acquisito un ruolo “politico” di primo piano sullo scacchiere globale. Era prevedibile che la dialettica con Trump deflagrasse prima o poi, visto il temperamento contundente del Presidente. E così è stato. Anticipato dalle critiche di Leone alla gestione dell’allontanamento dei migranti irregolari, il conflitto con l’amministrazione USA è esploso sulla guerra in Iran. Trump ha più volte criticato il papa e il papa gli ha risposto per le rime.
Da un tipo come Trump c’era da aspettarselo: meno scontata è stata la scelta di Leone di non affidarsi ai modi felpati della diplomazia vaticana, ma di usare la comunicazione diretta per rispondere colpo su colpo. Un papa loquace e casual come Francesco era solito fare commenti “liberi” e a volte scomposti sull’attualità; la sorpresa è stata che anche papa Leone, benché di indole riservata e controllata, ha scelto il metodo senza filtri dell’open-mic per dire la sua.
Di fatto, da mesi ormai, la dialettica Trump-Leone riempie la narrazione della politica globale proiettando la figura del papa alla stregua dell’oppositore per eccellenza di Trump in nome della “pace”. Il guadagno in popolarità anche nell’opinione secolarizzata è stato evidente: in un mondo in guerra, chi è contro la pace?
Nel frattempo, con i suoi viaggi in Turchia e Libano e in Africa, papa Leone ha confermato l’attenzione del cattolicesimo attuale verso il Sud del mondo dove la chiesa cattolica si misura con l’Islam e con le chiese evangeliche in crescita. Sulla scia di Francesco, al primo ha confermato l’offerta del “dialogo”, delle seconde ha sottolineato l’unilateralità rimarcando al contempo la superiorità “cattolica”.
La linea pacificatrice interna. Anche sul fronte interno alla chiesa cattolica, Leone si è mosso in linea con le ragioni che hanno portato il conclave ad eleggerlo papa. Francesco aveva lasciato in eredità una chiesa piena di conflitti intestini e con il dossier sulla “sinodalità” confusamente aperto. In questo primo anno di pontificato, Leone non ha soffiato sul fuoco delle contrapposizioni, ma ha cercato di smorzare i toni, raffreddare gli animi e manovrare alla ricerca di compromessi.
Con la Germania cattolica che chiede cambiamenti sul riconoscimento delle unioni omosessuali e altro, ha mantenuto il punto della fermezza senza rompere con le frange più progressiste. Sulla sinodalità, ha raffreddato gli eccessi degli entusiasti, ma non ne ha spento il motore. Sulle nomine nelle posizioni apicali della chiesa, ancora non ha preso decisioni di rottura o di cambiamento, preferendo lasciare decantare la situazione.
Insomma, sul versante interno, Leone ha dimostrato di essere una personalità politica navigata ed esperta; un costruttore di ponti alla ricerca della “tenuta” della cattolicità romana di fronte alle tensioni più che un “profeta” in vista di cambiamenti o un “difensore” dello status quo.
La linea ecumenica e il rapporto con gli evangelici. Nel primo anno di pontificato, Leone ha dato molto importanza al significato ecumenico delle celebrazioni del Concilio di Nicea. Un particolare occhio di riguardo lo ha avuto verso il mondo dell’ortodossia e delle chiese orientali, con il quale il cattolicesimo del papa sente affinità crescenti. Al di là della cortesia istituzionale, più freddo è stato verso il mondo protestante liberale ed ecumenico. Prova ne è l’accoglienza burocratica che ha riservato all’arcivescova di Canterbury in occasione della sua visita a Roma. L’impressione è che l’agenda ecumenica di Leone guardi più a est (ortodossia) e a sud (islam) che a ovest (mondo ecumenico tradizionale).
E gli evangelici? Non sembrano apparire sul radar di papa Leone, al di là di qualche indiretto accenno critico tra le righe dei suoi discorsi in Camerun e Angola. Anche la sua precedente esperienza di vescovo in Perù non aveva dato segni di particolare interesse nei confronti degli evangelici. D’altro canto, gli evangelici nel mondo non sembrano ancora aver preso le misure nei suoi confronti. A differenza di Francesco che vantava molte amicizie evangeliche in Argentina e non solo, Leone non ne ha coltivate col risultato che il mondo evangelico gli risulta lontano e distante.
Nel frattempo, il suo pensiero espresso negli interventi quotidiani intreccia temi agostiniani (pace, grazia, vissuto cattolico), mariologia profonda e insegnamenti tradizionali del cattolicesimo. La sua cornice teologica sembra essere un agostinismo cattolico ripensato in ottica post-Vaticano II.