Verso le Giornate teologiche (IV). La preghiera è una ribellione contro lo status quo

 
verso le giornate teologiche iv
 

Si terranno il 10 e l’11 settembre le Giornate teologiche dell’Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione di Padova, un appuntamento storico di approfondimento e dialogo per l’evangelismo italiano in rete con quello internazionale. Quest’anno le GT avranno come tema “La preghiera, questa sconosciuta”. In vista del convegno, ecco qualche libro che può essere utile nella preparazione. 

David Wells, “Prayer: Rebelling Against the Status Quo” in Perspectives on the World Christian Movement. A Reader, edited by R.D. Winter – S.C. Hawthorne, Pasadena, William Carey Library 1981, pp. 123-126.

Quando siamo mancanti nella nostra vita di preghiera, dovremmo fare i conti con le nostre abitudini e con gli aspetti che riguardano la pratica di questa disciplina, oppure dovremmo renderci conto che è una mancanza che deriva da fraintendimenti sulla natura stessa della preghiera e della persona di Dio? 

Per Wells essere negligenti nel pregare, soprattutto per quel che riguarda gli aspetti della supplica in condizioni di ingiustizia o sofferenza, deriva da svariate mancanze nella comprensione di chi sia Dio, di qual è il suo rapporto con il creato e di quale sia la responsabilità del credente. Insomma, una vita di preghiera zoppicante riflette una vita cristiana altrettanto lacunosa. 

Per evidenziare ciò Wells prende in considerazione la parabola raccontata da Gesù riportata in Luca 18,1-8. La storia, narrata con l’intento di mostrare l’importanza della preghiera, si concentra su una vedova che continuava a recarsi da un giudice ingiusto per perorare la sua causa e che alla fine viene esaudita proprio per la sua insistenza.

Wells sottolinea gli aspetti principali di questo tipo di preghiera: prima di tutto il rifiuto della condizione ingiusta in cui la vedova si trova, e la sua persistenza nel chiedere nonostante gli scoraggiamenti e fallimenti iniziali. L’articolo non si sofferma sulla disciplina della vedova nel perseverare quanto sulla sua profonda comprensione della natura della preghiera. 

Pregare contro le ingiustizie è un modo per dichiarare ed affermare che gli effetti del peccato sulla creazione di Dio non possono essere accettati passivamente; è un modo per sottolineare quanto Dio odi il male e quanto la situazione in cui il mondo riversa, non rispecchi il piano originale di Dio. Il credente ha il dovere e il diritto di indignarsi per l’ingiustizia e deve farlo in preghiera. 

Evitare di pregare per l’ingiustizia significa accettare quanto di sbagliato ci sia nel mondo, arrendersi agli effetti del peccato e soprattutto negare che Dio sia potente da poter cambiare la situazione e l’andamento delle cose. Fondamentalmente agendo con negligenza dimostriamo di credere che pregare non faccia alcuna differenza. Storicamente l’idea che se anche esistesse una potenza suprema non sarebbe interessata ad intervenire nelle faccende del mondo, è ben radicata, ma il cristianesimo afferma il contrario. 

Il Dio della Bibbia è un Dio presente ed attivo nella creazione ed in Cristo c’è il compimento della sua cura per il creato. Cristo stesso ci ha insegnato a pregare in ogni circostanza così come lui fece prima di prendere importanti decisioni (Luca 6,12), in momenti difficili (Matteo 14,23), nelle crisi della vita (Luca 9,28-29) e nelle tentazioni. Ma Gesù non è solo un maestro di vita che ci insegna la pratica della preghiera. In lui e con lui il regno di Dio, il regno in cui la sua sovranità è perfettamente esercitata è entrato nel mondo. L’incursione del Messia nella storia del mondo mostra la venuta del regno di Dio a peccatori che possono vedere la propria vita trasformata. Il Dio a cui ci rivolgiamo in preghiera è intervenuto e continua ad intervenire grandemente nella storia dell’uomo. È stato in grado ed è ancora in grado di cambiare il corso della storia. La preghiera non trasforma solo le vite dei singoli individui, ma può cambiare le circostanze più ampie, non perché gli evangelici posseggono le giuste tecniche o perché possono mostrarsi disciplinati nella pratica, ma perché in Cristo si può vivere tra il già e il non ancora di un’era in cui la volontà di Dio sarà perfettamente compiuta. 

La nostra preghiera, quindi, non è vana soprattutto perché non ci rivolgiamo ad un giudice ingiusto, ma al Dio Trino che “non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti?  Io vi dico che renderà giustizia con prontezza”. Il problema resta solo quello della nostra comprensione di questa realtà: “Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?”

Puntate precedenti:
“Verso le Giornate teologiche (I). Un appello per una riforma spirituale” (12 agosto 2021)
Verso le Giornate teologiche (II). Se una preghiera biblica diventa un cattivo modello di preghiera” (17 agosto 2021)
“Verso le Giornate teologiche (III). Indicazioni per una vita di preghiera degna di questo nome” (18 agosto 2021)