Giuseppe Rizza
Giuseppe Rizza
È pastore della Chiesa evangelica riformata battista di Trento e si occupa di etica e teologia pratica, in particolare del rapporto tra economia, educazione e teologia. Collabora con il Corso di cultura teologica dell’IFED , con il Centro Studio di Etica e Bioetica e con il Movimento di Losanna. E' coordinatore del Distretto Nord-Est dell'AEI. Svolge anche incarichi istituzionali nell’ambito scolastico; quanto pubblicato su queste pagine riflette esclusivamente le sue opinioni personali.
Quando fede e politica vengono fuse senza una teoria coerente che ne regoli il rapporto, si verificano almeno sei conseguenze devastanti.
Pensare in modo sobrio è la terapia di Dio contro l’arroganza, la deregolamentazione, il disordine della nostra cultura e società.
Il dogma della felicità è una costruzione fragile, ideologicamente connotata e filosoficamente discutibile.
L'istruzione è cruciale per favorire una società meritocratica, indipendentemente dalle condizioni socio-economiche di partenza di ognuno. Diverse barriere socio-economiche e molti pregiudizi, però, ostacolano questo processo.
Se l’Unione Europea vorrà far crescere la propria influenza e utilità nel quadro politico globale, non dovrà assolutamente escludere dalla propria agenda le sfide della sostenibilità, della solidarietà e della sicurezza.
Oggi gli evangelici sono messi di fronte ad una scelta. Perpetrare questo processo di erosione fino al completo esaurimento di ogni traccia di riforma oppure riprendere quelle dinamiche di riscoperta e rinnovamento che hanno caratterizzato la chiesa della Riforma?
La libertà religiosa e diritti umani devono essere una priorità sia nelle agende internazionali, sia nelle prospettive locali o nazionali.
È possibile avere un’idea dello stato di salute in cui versa il cristianesimo globale? Delle sue tendenze, delle sue direzioni e delle sfide a cui è soggetto?
Il cristiano contemporaneo, però, che vuole seguire tutto Cristo, deve realizzare che la sfida del Vangelo non può essere sintetizzata in una sola sentenza o formula.
Pensiamo all’uso dell’aggettivo “illimitato” associato ad una certa tecnologia o servizio: internet illimitato, minuti illimitati, dati illimitati, cibo illimitato (all-you-can-eat) … Un mondo senza limiti viene presentato come mondo ideale che solo la tecnologia può realizzare. È la nuova utopia, un affascinante nessun-luogo (au topos) che renderà tutto e tutti migliori.