Religioni e (dis)eguaglianze: un panel con contributi evangelici

 
 

Le disuguaglianze sociali — quali la povertà, l’esclusione sociale e la discriminazione — insieme alle disuguaglianze giuridiche e alle disparità di genere, sono al centro di molte sfide che caratterizzano le società moderne. Le religioni hanno storicamente contribuito all’emergere di varie forme di disuguaglianza, ad esempio promuovendo visioni gerarchiche della società, ma hanno anche svolto un ruolo cruciale nell’attenuare e ridurre le disuguaglianze attraverso l’impegno a favore della pari dignità, della carità, del benessere sociale, della pace e della giustizia. 


Su questi temi, dal 30 giugno al 3 luglio, si è svolto a Roma il congresso annuale della European Academy of Religion (EuARe) presso la LUISS. Centinaia di relatori soprattutto europei e latino e nord-americani, provenienti dai campi della teologia, delle scienze sociali, della storia e del diritto, hanno esplorato le relazioni sfaccettate tra religione e le problematiche delle (dis)uguaglianze. 


Tra le decine di panel organizzati all’interno del congresso, merita di essere citato quello dal titolo “Il protestantesimo e le (dis)eguaglianze: risorse teologiche per la giustizia”. Il tentativo è stato quello di creare un’occasione per alcuni studiosi/studenti evangelici di presentare delle relazioni che tematizzassero alcuni fuochi del discorso da un punto di vista evangelico e, quindi, contribuire al tema generale del congresso da un’angolatura particolare.


Nel corso del panel, oltre al prof. George Harinck, preside dell’Università teologica di Utrecht, che ha parlato di Herman Bavinck e il tema della disuguaglianza, e a Cristiano Meregaglia e Daniel Fazio che hanno affrontato aspetti del tema principale nell’opera di Richard Swinburne e Paul Tillich, rispettivamente, sono da segnalare le relazioni di quattro che hanno cultori della materia collegati all’Istituto di Cultura Evangelica e Documentazione di Roma, alcuni dei quali hanno, tra l’altro, studiato teologia all’Istituto di Formazione e Documentazione di Padova e/o alla Union School of Theology (sezione di Roma) conseguendo il titolo di Master of Theology (MTh).


Davide Ibrahim, curatore del fascicolo “Il peccato alla prova della modernità”, Studi di teologia N. 75 (2026), ha parlato di come autori evangelici diversi come Abraham Kuyper, René Padilla e Tim Keller abbiano elaborato una teologia del peccato “sistemico”. Contrariamente all’idea diffusa che gli evangelici abbiano della giustizia solo una concezione individuale e, al limite, soteriologica, Ibrahim ha chiarito che il pensiero evangelico rappresentato da questi autori, con le diverse sfumature in ognuno, ha cercato di prendere in carico il denso significato biblico di giustizia anche alla luce di una comprensione reticolare ed estensiva del peccato e dei suoi effetti. 


Reid Karr ha svolto una relazione sul peccato come equalizzatore della vita. Riprendendo una frase del teologo evangelico australiano Christopher Watkin, Karr ha approfondito il senso della equalizzazione apportata dal peccato. Se è vero che il peccato causa le ingiustizie osservabili ovunque, è anche vero che esso livella la nostra posizione pattizia davanti a Dio. Di fronte a Dio, infatti, nessuno è giusto, neppure uno. Alla luce di questa equalizzazione, anche il dono della salvezza è uno e uguale per tutti i credenti: la fede in Gesù Cristo. Grazie alla nuova vita in Cristo, gli effetti distorsivi del peccato possono trovare un riequilibrio redentivo. 


Riprendendo i contenuti del fascicolo “Disabilità”, Studi di teologia – Suppl. N. 22 (2024), Gioele Di Bartolomeo ha tracciato il perimetro della riflessione evangelica sul tema della disabilità, esplorando le risorse che il pensiero biblico offre per superare concezioni funzionaliste della disabilità, ancorando l’antropologia al tema dell’immagine di Dio piuttosto che alle prestazioni più o meno efficienti. Inoltre, ha ricordato che la comunità cristiana riflette il riorientamento apportato dalla grazia di Dio nel suo essere uno spazio inclusivo dove le disabilità sono accolte non come “problema”, ma come dono.


Infine, Gianluca Piccirillo ha ripreso alcuni temi del fascicolo “Transizione ecologica”, Studi di teologia – Suppl. N. 20 (2022) prendendo in esame la documentazione evangelica contemporanea sul tema della cura del creato e della responsabilità ecologica. Anche se il mondo evangelico è attraversato da correnti negazioniste o indifferenti, Piccirillo ha mostrato come gli organismi evangelici rappresentativi a livello mondiale (ad esempio, l’Alleanza Evangelica Mondiale e il Movimento di Losanna) sono portatori di una sensibilità avvertita che si riflette in una ricca documentazione a cui sono collegate iniziative varie nel campo della cura del creato.


La disuguaglianza è un tema sfaccettato e complesso, ma i vari contributi offerti nel panel hanno mostrato come il pensiero evangelico sia una risorsa ricca per affrontarlo