Da ancilla ad amica. È questa la relazione tra filosofia e teologia?
C’era un tempo (il medioevo) in cui si pensava che la teologia fosse la regina delle scienze e la filosofia fosse un’ancilla, un sapere al suo servizio. La teologia era all’apice del vertice della conoscenza e la filosofia le era sottoposta. Poi arrivò la modernità e la filosofia rivendicò l’autonomia dalla teologia e poi un primato sulla stessa. Anzi, la teologia fu addirittura espulsa dall’ambito dei saperi aventi dignità accademica, o guardata con sospetto o compatimento. Iniziò un periodo in cui le due si guardavano in cagnesco.
Poi, le scienze esatte hanno preso il sopravvento anche sulla filosofia, credendo di sapersi autodefinire senza bisogno di stampelle o apparati esterni. Insomma, le relazioni tra discipline sono stratificate e portatori di una storia complessa.
Sulla relazione tra teologia e filosofia è tornata una serie di articoli recentemente pubblicati sull’Osservatore Romano in preparazione di un convegno tenuto all’Università Gregoriana il 18 marzo. Lo spunto è stato dato dal titolo del romanzo di Elena Ferrante, L’amica geniale, che ha avuto grande successo. È possibile re-immaginare il rapporto tra teologia e filosofia come se fossero amiche e non più ostili, lontane, nemiche e nemmeno indifferente l’una all’altra?
Lasciando aperto su chi delle due sia “geniale” o anche assumendo che entrambe lo siano, come è immaginato il proprio dell’una e dell’altra? Gaetano Piccolo sostiene che “nell’annuncio del Vangelo la teologia offre certamente i contenuti, ma la filosofia aiuta la teologia a pensarli, ad elaborarli, a strutturarli, a capirne il senso”. Domanda: si può davvero credere che il contenuto del Vangelo non sia portatore anche del contenitore e debba dipendere dalla filosofia per averlo?
Addirittura, Vito Donato Serritella usa questa immagine: la filosofia e la teologia sono “due colonne che reggono l’impianto che ha come scopo l’evangelizzazione”. Anche in questo caso, la domanda è se non si conceda troppo alla filosofia senza specificare di che filosofia stiamo parlando.
La metafora edilizia aiuta anche a capire la tradizionale impostazione degli studi cattolici nei seminari ecclesiastici: al biennio propedeutico di filosofia segue il triennio di teologia. Sullo sfondo c’è l’idea che la filosofia venga prima e poi la teologia. Più di recente, Giovanni Paolo II ha parlato di “circolarità” tra le due (Fides et ratio, 1998, n. 73) nel dare senso alla metafisica e all’etica. Davvero la filosofia può essere presa in modo così astratto, come se ci fosse un solo modo di fare filosofia e che esso sia teologicamente neutrale?
Nel suo articolo, Farenc Patsch osserva che, dopo secoli di ostilità, oggi molti filosofi sono interessati alla teologia e fa i nomi di Jacques Derrida, Jürgen Habermas, Richard Rorty, Charles Taylor, Gianni Vattimo, così come ci sono teologia appassionati di filosofia. Del loro rapporto parla come si trattasse di “sorelle gemelle che conversano” avendo un “patrimonio genetico” comune. Anche se talvolta litigano tra loro, le sorelle rimangono per sempre tali.
Nel pezzo conclusivo della serie, il cardinal José Tolentino de Mondonça parla di “un’avventura di reciprocità” e cita ancora la Fides e ratio di Giovanni Paolo II quando sostiene che “fede e ragione sono come due ali con cui lo spirito umano si libra verso la contemplazione della verità” (proemio). La filosofia darebbe il “necessario rigore scientifico” e il metodo alla teologia. Vi sarebbe profonda concordanza tra le due. Certo, il cardinale non nasconde le “tensioni” tra le due, ma non si tratta di crisi distruttive bensì costruttive. La filosofia non è una concorrente, ma “un’amica collaborativa davvero geniale”.
In sintesi, la visione presentata nella serie di articoli si sposa bene con quella tradizionale del cattolicesimo ispirato al motivo natura-grazia di stampo tomista. La filosofia è pensata come fondamentalmente neutrale, che funziona “bene” e che contribuisce costruttivamente alla teologia. Non sono presi in carico gli effetti noetici del peccato e le distorsioni presenti come conseguenze della ribellione a Dio. È come se la filosofia fosse rimasta intatta rispetto alla caduta nel peccato e sia una risorsa affidabile.
Il pensiero evangelico contesta questa lettura lineare e neutrale della filosofia e della teologia. Basta leggere Romani 1-2 per rendersi conto che non esiste una filosofia integra, amica, collaboratrice. Ogni sapere è intaccato dal peccato che ha impresso direzioni deviate e devianti. La teologia e la filosofia non sono saperi in astratto. Sono sempre situati dentro il mondo di Dio in cui tutto è stato creato buono, tutto è stato corrotto dal peccato e tutto può essere redento in Cristo.
La relazione tra filosofia e teologia necessita di essere ripensata all’interno della cornice biblica di creazione, caduta (rottura), redenzione. Né ancella, né amica: la filosofia è un sapere che può essere riformato dalla Parola di Dio e usato per la gloria di Dio, a patto che passi attraverso una conversione a Cristo.