Le abitudini della grazia (IV). Se non le hai, si vede
Come si fa a riconoscere una persona viva spiritualmente? Basta poco in realtà. Si vede subito se uno ascolta la voce di Dio attraverso la sua Parola, ha la certezza di essere ascoltato da Lui nella preghiera e coltiva la comunione fraterna nella chiesa. Questi sono le principali fonti di energia della vita cristiana che David Mathis descrive in Le abitudini della grazia (ADI Media, 2017), presentandoli come gli strumenti ordinari attraverso cui Dio santifica i suoi figli.
Quali frutti produce una vita che persevera in queste abitudini? Nella parte conclusiva del volume, Mathis si sofferma su alcune pratiche che spesso vengono considerate discipline spirituali a sé stanti, ma che vanno interpretate come le naturali conseguenze di una vita nutrita dalla Parola, dalla preghiera e dalla comunione fraterna.
Di cosa stiamo parlando? La missione e la testimonianza del Vangelo e una buona amministrazione del tempo e del denaro sono, infatti, pratiche che non nascono anzitutto da uno sforzo di autodisciplina, ma dall'opera trasformatrice dei mezzi ordinari della grazia, attraverso i quali Dio riorienta progressivamente ogni aspetto della vita del credente.
Una relazione sempre più profonda con il Signore e una comunione viva con lui alimentano naturalmente il desiderio di condividere con altri la buona notizia del Vangelo. Vivere in modo missionale diventa così il frutto di una fede viva, che protegge da una vita cristiana passiva e ripiegata su sé stessa.
Ovviamente, Mathis sottolinea che fare discepoli è però un’attività che richiede disciplina e un impegno intenzionale. Accompagnare altri nella crescita della fede significa investire tempo, esercitare pazienza e riconoscere con umiltà che soltanto Dio può operare la conversione e la maturazione spirituale. In questo senso, anche il discepolato diventa un mezzo attraverso cui il credente continua a sperimentare la dipendenza da Dio, mentre serve fedelmente gli altri. La grazia opera tramite abitudini che la ricevono e la vivono.
L’impegno nel discepolato, a sua volta, riordina la gestione del tempo e delle risorse. Questa prospettiva si scontra con la mentalità contemporanea, dominata da quella che Mathis definisce la "pornografia della produttività" e cioè un'esistenza scandita dall'attivismo, dall'efficienza e dall'idolo del fare e del guadagno. Se la Scrittura condanna la pigrizia, allo stesso tempo non incoraggia una vita governata dall'ansia della prestazione o dalla ricerca incessante di risultati.
Le abitudini della grazia insegnano invece a considerare il tempo come un dono affidatoci da Dio. Poiché siamo stati comprati a caro prezzo, anche il nostro tempo non ci appartiene più, ma va amministrato con gratitudine e responsabilità. Per questo Giacomo invita i credenti a riconoscere la propria dipendenza dal Signore: «Se il Signore vorrà, vivremo e faremo questo o quello» (Giacomo 4,13-16). Il tempo diventa così una risorsa da investire nelle buone opere (Giacomo 2,14-26), perseguendo una vita feconda piuttosto che semplicemente produttiva secondo gli standard della cultura contemporanea.
Lo stesso principio vale anche per il denaro. Se il tempo è un dono ricevuto da amministrare fedelmente, anche le risorse economiche appartengono in ultima analisi a Dio. Mathis osserva come il denaro sia uno degli idoli più potenti del cuore umano, perché promette sicurezza, realizzazione, controllo e potere. Proprio per questo, il modo in cui il credente lo utilizza o il modo in cui non lo spende rivela dove ripone realmente la propria fiducia.
La domanda di fondo del libro è: come misuro la vitalità della mia vita cristiana? Le abitudini della grazia ne sono il termometro.
Il volume di Mathis invece invita a coltivare la comunione personale con il Signore e a camminare con lui per poter essere poi di benedizione per la chiesa e per le persone che ci circondano con gioiosa capacità di donare e restituire quello con cui il Signore ci benedice: tempo, denaro, ascolto, comunione fraterna, vocazioni. Le abitudini della grazia sono così il catalizzatore di una vita cristiana realmente spesa per glorificare Dio servendo il prossimo. Altri modi di vivere la fede sono condannati ad essere copie sbiadite o patologiche della vita cristiana.
Della stessa serie:
“Le abitudini della grazia (I). Ascoltare la voce di Dio” (16/7/2026)
“Le abitudini della grazia (II). Se ascolti, preghi” (22/7/2026)
“Le abitudini della grazia (III). Senza chiesa non si va da nessuna parte” (30/7/2026)