Sansone paradigma della maschiosfera?

 
 

“Maschiosfera”, “androsfera” o “manosfera”. È così che viene tradotto dall’inglese manosphere, la rete di comunità online (e offline) di gruppi di uomini accomunati da posizioni sessiste e misogine, spronati da una concezione di mascolinità modellata dal vittimismo, dal predominio fisico e dall’aggressività. Conosciuti anche come Incel (abbreviazione di Involuntary celibate) o MGTOW (men going their own way), sono internazionalmente rappresentati dai fratelli Tate, recentemente arrestati con gravi accuse di violenza e abusi. In Italia, ci sono figure minori e meno conosciute, che spopolano attraverso pagine Facebook e canali Reddit e YouTube.  


Nonostante il conio del termine sia recente, il fenomeno ha preso piede negli anni ’70 in reazione alle prime ondate dei movimenti femministi e progressisti, ed è tornato da poco alla ribalta grazie al documentario rilasciato da Netflix, “Dentro la manosfera”, dove il giornalista britannico Louis Theroux entra nelle vite di alcuni di questi uomini cercando, con evidente difficoltà e scetticismo, di capire i loro moventi. 


Secondo Caleb Upton, dottorando alla Toronto School of Theology, e uno dei presentatori al congresso annuale della European Academy of Religion (EuARe), tenutosi alla LUISS di Roma dal 30 giugno al 3 luglio, la maschiosfera troverebbe addirittura uno dei suoi paradigmi in Sansone, il giudice d’Israele conosciuto per i suoi tratti e portamenti virili, utilizzati per il suo tornaconto personale (Giudici 13-16). 


Una veloce radiografia di Sansone rimanda alla cultura della manosfera: il giudice d’Israele ricerca disperatamente riconoscimento, intimità, successo e giustizia, perseguendoli in modo disordinato, irrequieto ed egoista; non vuole dipendere da nessuno (Gd 16,20), si fa guidare superficialmente dai suoi occhi (Gd 14,3), è imperterrito nel voler dimostrare di essere il più forte e più intelligente degli altri; non sopporta l’offesa e ricerca le sue vendette a tal punto da suicidarsi e uccidere chi ha attorno pur di evitare l’umiliazione (Gd 16). 


Oggi il paradigma sansoniano, contestualizzato alla maschiosfera, si declina in diverse forme: c’è chi si atteggia gagliardamente solo se dietro a un computer, chi ha evidente difficoltà a rapportarsi con le donne nella vita di ogni giorno, e chi arriva a violentare e uccidere la propria ragazza o moglie per brama di possesso e controllo (A questo proposito, ha fatto parlare la serie Netflix intitolata “Adolescence”, dove un adolescente di 13 anni, influenzato anche ma non solo dagli ambienti online della manosfera, uccide la propria compagna di classe dopo essere stato rifiutato romanticamente). 


Se da una parte la maschiosfera è l’ambiente di cui molti uomini fanno parte, dall’altra alcuni suoi tratti sono modellati dalla cultura in cui essi si (ri)trovano. Nel caso della cultura nostrana, è innegabile notare il persistente retaggio patriarcale e maschilista, erroneamente associato all’insegnamento della Bibbia, che si perpetua di generazione in generazione. Se prima, l’immaginario era maggiormente influenzato da un capofamiglia autoritario, rigido e legittimato alla violenza (si pensi al delitto d’onore), convinto di fare il bene della famiglia, oggi, quell’immaginario è sempre più modellato dall’homo giambrunensis, cioè da un concetto di maschilità dettato dall’egoismo, dall’egocentrismo e dalla mancanza di presa di responsabilità.

Ultimamente, si sta sempre più delineando anche una terza categoria, cioè quella costituita da uomini che pur di non subire accuse stereotipiche e incapaci di gestire gli aspetti creazionali legati alla loro mascolinità, sono disposti ad abbandonare le responsabilità e i caratteri propri dell’essere uomo. 


Tutti questi modelli necessitano di una risposta evangelica che tenga innanzitutto conto della tipologia, anzi dell’anti-tipologia, cristologica. In Adamo, siamo tutti dei sansoni, uomini imbruttiti e deviati dal peccato, egocentrici e non avezzi all’amore, alla sottomissione, al servizio e alla responsabilità (la prima cosa che fa Adamo è accusare la moglie). Chi è nato di nuovo, ritrova nell’unione con Cristo e nel suo esempio, una mascolinità sana e risanata, virile e non aggressiva, autorevole e non autoritaria, in grado di esercitare il dominio di sé e non di agire d’impulso, capace di mostrare mansuetudine accompagnata da fermezza e convinzione. 


Il vangelo è la base necessaria per costruire qualsiasi tipo di discorso teologico e progettualità culturale che modelli la mascolinità secondo i dettami biblici. Solo così, si può ambire a una maschiolinità risanata e matura, che, come ben scrive John Piper, tra le altre cose:


  • Si esprime nello sforzo di servire e sacrificarsi per il bene della donna, non nell’esigenza di essere servito; 

  • Non si appropria dell’autorità di Cristo sulla donna, ma la riceve in delega; 

  • Non presuppone la propria superiorità, ma stimola le risorse altrui; 

  • Non deve assumere sempre l’iniziativa, ma sente la responsabilità di offrire un modello di riferimento per intraprendere iniziative; 

  • Accetta la responsabilità dell’ultima parola nelle divergenze tra marito e moglie, ma non pretende di usarla in ogni circostanza; 

  • Esprime la propria autorità in relazioni sessuali romantiche e diffonde un clima di forza e tenerezza [1]


Si può essere veri uomini secondo il cuore di Dio senza né estremizzare i tratti maschili né ritrarsi da essi. Solo il vangelo può veramente debellare il paradigma sansoniano (i cui tratti e le cui sfumature sono presenti in tutti gli uomini della Bibbia) e indirizzare gli uomini a fissare gli occhi su Cristo, vera primizia della mascolinità redenta.  

[1]:  John Piper, “La visione biblica della complementarietà”, Studi di teologia 28 (2002), pp. 123-150.