Antonio Morra
Antonio Morra
Antonio Morra si è formato negli USA, laureandosi in teologia e ministero cristiano. Giornalista, conferenziere e autore di 6 libri tra cui il bestseller Porno Tossina. Negli ultimi 15 anni ha svolto conferenze e consulenze in 12 nazioni su temi come sessualità, dipendenze e sfide della nuova generazione. E’ uno dei pastori della chiesa cristiana evangelica di Giugliano (NA) dove si prende cura anche del gruppo Giovani. È sposato con Teresa dal 2014 e hanno due bambini.
Ecco la febbre che attanaglia il lavoro: il termometro dei dati ci dice che a livello globale il lavoro soffre di una riduzione di coinvolgimento. Il poco coinvolgimento è una febbre che sta mostrando la malattia del lavoro moderno.
Papa mite e tosto? Papa tutto pace e dialogo? È ancora troppo presto per stabilizzare una lettura del papato di Leone XIV. Ad un anno dalla sua elezione (8 maggio 2025), tuttavia, è possibile intravedere alcune linee portanti che confermano quanto già intravisto in occasione dell’inizio del suo pontificato.
WASH (Water, Sanitation & Hygiene) è una strategia internazionale per garantire accesso economico e sostenibile all’acqua, a servizi sanitari e all’igiene. Questa rete di associazioni, ONG, organismi religiosi, ecc. affronta così il grave problema di mancanza di accesso ad acqua sanificata specialmente in strutture di assistenza medica che affligge svariate parti del mondo e una porzione di popolazione mondiale elevatissima (più di 1/3 delle strutture mediche del mondo).
Nelle ultime settimane, online e su varie piattaforme di social media ha iniziato a circolare una storia che pubblicizza la scoperta di “42 pagine perdute della Bibbia”. Sebbene vi siano stati alcuni resoconti accurati su questa vicenda, la maggior parte degli articoli acchiappaclic può risultare molto fuorviante.
Un caposaldo della fede cristiana è che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, morì sulla croce e tre giorni dopo resuscitò dai morti. Senza questa verità il cristianesimo crolla e non ha alcun valore (1 Corinzi 15,14). J.I. Packer, nel suo libro Che cosa realizzò la croce? La logica della sostituzione penale, Caltanissetta Alfa & Omega 2021 (orig 1973), risponde al perché della morte di Cristo e a ciò che essa realizzò attraverso la dottrina della sostituzione penale.
Siamo nella prima periferia di Amburgo, non distante dall’aeroporto. L’area è sede di società farmaceutiche e di servizi. Tra i vari edifici moderni, ne spicca uno composto di due grandi blocchi collegati tra loro. Qui si trova la Arche Evangelisch-Reformierte Freikirche, una chiesa riformata battista libera.
Nel dibattito pubblico occidentale si parla con insistenza di “era post-cristiana”, di secolarizzazione irreversibile, di declino della religione. E, in effetti, in diversi Paesi europei queste sono dinamiche reali. Tuttavia, quando lo sguardo si allarga oltre i confini occidentali, il quadro cambia radicalmente.
Recentemente ho ascoltato un podcast che prometteva una “conversazione onesta con un nazionalista cristiano”. Sebbene abbia sentito numerose discussioni sul nazionalismo cristiano, non ho mai ritenuto che fosse un tema degno di particolare approfondimento. Tuttavia, questa mi è sembrata un’occasione per ascoltare le posizioni del nazionalismo cristiano direttamente dalla fonte.
Denunciare gli abusatori alla giustizia civile significherebbe ammettere che la giustizia della chiesa non funziona. Questo è il senso della clamorosa dichiarazione del cardinale Zuppi (presidente della CEI) rilasciata al giornalista Ezio Mauro nel corso del programma speciale “Francesco - Cronache di un papato” andato in onda su la La7 il 20 aprile scorso.
Ho ascoltato questa domanda diverse volte da parte di persone che, avendo iniziato a conoscere Kurt, non sapevano bene in quale casella metterlo. Lui distribuiva libri, parlava di Cristo, si presentava in modo arruffato, poteva essere chiassoso, conosceva tutti, non passava inosservato. Era un pastore? Non proprio. Era un evangelista, sì ma anche di più. Era un editore? Anche, ma non solo. “Eh sai, sono missionario”, diceva Kurt. E aveva ragione. L’essere “missionario” lo qualificava in profondità e forse era l’unica etichetta adeguata alla sua persona.
Ancora i libri cartacei? Ma non sono superati dalle risorse digitali e dal web dove si trovano contenuti infiniti? E che dire delle biblioteche che occupano spazi e costano? Non sono obsolete visto che you tube ti dà tutto, sempre e (apparentemente) gratis?
Dopo aver concluso una serie di articoli dedicati al libro di Bolognesi, Riformati battisti. Profili confessanti della fede evangelica, ecco alcune riflessioni su come questo volume possa essere utilizzato dalle chiese evangeliche italiane.
Se Dio è morto, dobbiamo costruire noi il mondo (Floridi). Se Dio è morto, l’uomo è dissacrato e il mondo va riconsacrato (Trueman). In pillole, questo è il dialogo immaginario tra due intellettuali che forse non si sono mai incontrati, ma che potrebbero animare una conversazione interessante.
Il 25 aprile è la festa della liberazione in Italia, ma per le Chiese Evangeliche Riformate Battiste in Italia (CERBI) questa data ha sempre avuto un significato più profondo, legato allo sviluppo dell’opera evangelica in Italia. Infatti, il 25 aprile 2006 (vent’anni fa) segnò l'inizio di un cammino comune per un gruppo di chiese evangeliche in Italia che si riconoscevano nella confessione battista del 1689 e desideravano vivere in comunione il loro essere chiese confessanti.
I riformati battisti sono prima di tutto cristiani e il fondamento della loro identità risiede nella signoria di Cristo rivelato nella Scrittura. La loro fede non si esaurisce nell’esperienza individuale dei singoli credenti, ma ha una dimensione comunitaria.
“Voi cristiani dite che Dio è buono, eppure il mondo soffre. Questo non mi permette di credere nel vostro Dio!”. Quale cristiano non ha mai sentito, almeno una volta, un’obiezione simile alla propria fede?
Pastore, teologo, figura storica dell’evangelismo italiano contemporaneo, il prof. Pietro Bolognesi oggi compie 80 anni. In occasione del suo compleanno, abbiamo raccolto dei biglietti di felicitazioni da parte di anziani delle Chiese evangeliche riformate battiste in Italia che beneficiano della sua vicinanza.
Visto che James Packer è stato tra i più rappresentativi teologi evangelici della seconda metà del Novecento, non stupisce che la sua opera si sia concentrata sull’autorità della Scrittura, da un lato, e sull’esclusività di Cristo per la salvezza, dall’altra. In sostanza, Packer ha contribuito ad approfondire e difendere il principio “formale” e il principio “materiale” della fede evangelica.
Nel mondo e in Italia, i riformati battisti hanno una storia alla quale fanno riferimento quando pensano alla propria identità. Prima ancora di essere riformati, prima ancora di essere battisti, essi sono cristiani!
Il 2 giugno la Repubblica Italiana compirà 80 anni. Fu infatti il 2 giugno 1946 che il referendum popolare vide la vittoria della Repubblica sulla Monarchia e l’Italia (unita dal 1961 come Regno d’Italia) diventò una Repubblica.
I battisti hanno un credo basato sulla Rivelazione biblica. Vivono la fede in modo confessante nel senso che vogliono applicare l’impegno di una riforma secondo l’evangelo anche alla dottrina della chiesa. Ma come sono state vissute queste sottolineature nel corso del tempo per i battisti?
Al Martin si colloca a pieno diritto accanto a uomini, molto più celebri di lui, che sono stati gli artefici del rinnovato interesse nei confronti della teologia riformata che, oggi, ha raggiunto dimensione globale con la fondazione, la nascita e la proliferazione di molte chiese, case editrici e seminari teologici.
L’opinione pubblica, soprattutto nei Paesi dove gli evangelici sono una minoranza o dove il significato del termine è più esposto a fluttuazioni (ad esempio in Italia), pensa che effettivamente il termine evangelico identifichi la base culturale e la giustificazione religiosa alla persona di Trump e alla sua politica.
La faccia nascosta della Luna, invisibile dalla Terra a causa della sincronia dei moti tra i due corpi celesti, è stata così osservata e documentata. Gli astronauti ci hanno portato con loro in questa missione, mostrandoci cose straordinarie. No, non parlo del flyby del barattolo di Nutella nella navicella spaziale. Piuttosto, da quel punto privilegiato, gli astronauti hanno catturato immagini spettacolari del nostro pianeta
Staglianò riconosce che l’uomo e la donna sono “animali religiosi”: la relazione con Dio, per quanto negata e contrastata, non può essere soppressa. In più, dopo il peccato, tutto l’umano è “rotto” e corrotto senza possibilità di auto-redenzione. Per questo, la ragione non deve essere semplicemente elevata, ma redenta radicalmente e riformata profondamente. Dunque, lo schema non è “natura-grazia”, ma “creazione/rottura/redenzione”.
Il dolore lo associamo alla malattia, ad un trauma, ad un problema grave. Giusto. Secondo Rico Tice a queste esperienze di dolore dovremmo anche aggiungere l’evangelizzazione. Evangelizzare fa male; deve far male. Altrimenti non è evangelizzazione.
La predicazione paolina, infatti, supera le condizioni spazio-temporali nelle quali ha avuto luogo e si presenta come il più forte antidoto contro il postmodernismo dei giorni nostri, sottolinea Vern S. Poythress nel suo contributo “La predicazione di Paolo e lo scetticismo”. Non c’è niente di relativo, di incerto, o di scettico nel messaggio di Paolo.
Nell’immaginario evangelico-riformato, la menzione di determinate città e luoghi rievoca l’azione di Dio nella storia. In un certo senso, gli spazi, tenute a mente le loro immancabili trasformazioni, sono “altari” e “pietre” che ricordano simbolicamente l’opera di Dio attraverso uomini e donne per l’avanzamento del suo regno.
Era il 1976. La pubblicazione di Ipotesi su Gesù fece scalpore. Un brillante giornalista semi-sconosciuto, Vittorio Messori, scandagliava le fonti antiche, le confrontava con i racconti evangelici e concludeva che non solo la storicità di Gesù era un dato di fatto, ma anche i miracoli e i discorsi del Signore erano da considerare attendibili così come raccontati da Matteo, Marco, Luca e Giovanni.